La nonnina rapina le case: per arma ha una motosega

Anziana lo è, senza dubbio, e anche arzilla. Fin troppo. Ma è anche ladra, questa settantenne venditrice ambulante residente nei pressi della Guardia che ha derubato un sessantenne di Coreglia Ligure, in Valfontanabuona, dopo averlo minacciato, picchiato e trascinato mentre lui s’aggrappava all’auto in fuga. Il bottino: una motosega del valore di cinquecento euro e un mucchio di prodotti dell’orto, tra cui un chilo di cipolle, del valore di mercato (grazie a Prodi) ormai quasi simile. Anche per questo la vittima s’è difeso in tutti i modi, prima di cedere alla violenza, come lui stesso ha raccontato ai carabinieri accorsi rapidamente dopo un paio d’ore a casa sua, il luogo del misfatto.
«È andata così - ha spiegato l’uomo, ancora pesto e sanguinante -: mentre trafficavo ai fornelli, mi sono accorto di una presenza estranea. Era questa vecchiaccia male in arnese, almeno così mi sembrava. Le ho chiesto cosa faceva in casa mia, e per tutta risposta lei, che si era già appropriata di tutto quel ben di Dio di verdura appena raccolto, ha imbracciato la mia motosega e me l’ha rivolta contro, minacciando di tagliarmi a fettine». Lui si scansa, e lei, rivelando una forma fisica niente male, guadagna l’uscita e si precipita a salire in macchina, una Panda, visibilmente candidata alla rottamazione e lasciata vicina a casa in via precauzionale. Ma il derubato non si rassegna: ripresosi dallo spavento, si lancia ad inseguire la settantenne malvivente male-in-arnese, ma neanche troppo. Che nel frattempo mette in moto e cerca di dileguarsi, pur procedendo a singhiozzi.
Tanto basta, all’uomo, per raggiungere la Panda, afferrare una portiera (col rischio che gli resti in mano) e urlare tutta la propria rabbia: «Fermati, ladra! Ridammi le mie cipolle, e le altre verdure da minestrone. E pure la motosega, ché te lo taglio io il collo a fettine». La donna fa orecchie da mercante, schiaccia il pedale dell’acceleratore, guadagna qualche metro, la Panda ha un soprassalto di orgoglio, ruggisce, sbuffa, sobbalza, s’impunta, poi finalmente decide di ingranare la «seconda» - l’unica marcia ancora utilizzabile - e spiccare il volo. Si fa per dire. Ma intanto il povero sessantenne coltivatore diretto subisce i danni degli scossoni ripetuti: non molla la presa, ma viene trascinato lungo la strada, sbatte, si rialza, ricade, sempre con le membra incollate alla portiera. Finché, alla prima curva in discesa è costretto a resistere. Gli restano in mano, miseri trofei, lo specchietto retrovisore esterno, una maniglia arrugginita e un bel po’ di vernice finto metallizzata.
A quel punto fa la conta dei danni: lividi e ferite dappertutto, ma soprattutto la rabbia d’aver perso motosega e cipolle. Di questo chiama a rispondere la settantenne che, nel frattempo, al volante di quella scassatissima Panda, anche i carabinieri hanno fatto in tempo a raggiungere e catturare. Seguono denuncia e processo. Alla ladra, direte voi? Neanche per sogno: al derubato, il quale, secondo l’arringa dell’avvocato della settantenne, dovrà rispondere di «danneggiamenti e sfregi vandalici a veicolo di anziana venditrice ambulante normalmente utilizzato per l’esercizio delle sue funzioni». E la motosega, e le cipolle sottratte al poveretto? «Trattasi di materiale sottratto al solo scopo di difesa, rimasto temporaneamente a bordo dell’auto nel tentativo di sottrarsi legittimamente all’aggressione». Segue richiesta documentata di rimborso, verniciatura a forno compresa per «Panda seminuova, uniproprietaria, mai urtata, solo modesto impuntamento d’origine al cambio».