Nonnini usurai scatenati: prestiti fino al 570 per cento

Agguerriti nonnini alla riscossa. E che riscossa! È dovuta intervenire la Guardia di finanza del nucleo provinciale, infatti, per sgominare una banda di usurai capeggiata da anziani che applicavano interessi fino al 570 per cento. In manette, con l’accusa di usura, sono finiti due italiani per usura e esercizio abusivo di attività finanziaria nei confronti di un centinaio di persone, prevalentemente commercianti.
Un 78enne catanese e un 59enne originario di Taranto - entrambi con precedenti penali per tentato omicidio, associazione di stampo mafioso, furto e ricettazione - si trovano ora agli arresti domiciliari su provvedimento del gip Angela Scalise. Tra gli indagati, inoltre, risulta anche un ingegnere ultranovantenne originario della provincia di Udine.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Laura Pedio, sono cominciate, spiegano le Fiamme Gialle, dall'esame di alcune operazioni finanziarie condotte da un imprenditore del settore del recupero di materiali ferrosi, che - al di fuori della sua attività commerciale - ha mosso quasi 5 miliari di vecchie lire.
I finanzieri, in quella che è stata chiamata operazione «Carissimi nonni», hanno esteso le ricerche ad altre persone che nel tempo avevano avuto rapporti con l’imprenditore in questione e hanno scoperto che anche altri soggetti erogavano denaro al di fuori dei canali bancari abilitati. Tra coloro che hanno fornito denaro alla banda di nonnini ci sono infatti anche dei «giovincelli»: un 53enne di Ravenna, un 49enne calabrese, e un 44enne foggiano.
Il compito di trovare persone in difficoltà economica e quindi con estremo bisogno di denaro, secondo la Guardia di Finanza era affidato ad altre due persone, entrambe indagate dalle Fiamme Gialle: un siciliano di 56 anni e un altro foggiano, un 68enne che aveva assunto il ruolo di intermediario perché vittima a sua volta di usura.
Erano invece altri due pluripregiudicati tarantini che, dalla loro «base logistica» in piazza Udine, distribuivano materialmente i «finanziamenti».
Gli indagati praticavano l'usura con tassi di interesse altissimi (fino al 570 per cento) cambiando assegni, rilasciando forme di garanzie illegali e non disdegnando, tra l’altro, forme di intimidazione.