Nonno Alfonso, un uomo libero

Voglio rendere omaggio ad un grande italiano, anche perché non l’ha mai fatto nessuno. Si chiamava Alfonso De Salvo. Era mio nonno.
L’outing di Gunther Grass sul suo passato di SS riapre un dibattito, spesso troppo timido, sulle ombre nel passato di moltissimi intellettuali, anche italiani che, opportunisticamente, dopo la Liberazione, sono spesso passati dalla parte diametralmente opposta.
Giovane antifascista, con sua moglie, per non dover chinare la testa, nel 1923 scelse la via dell’esilio in Africa. Mia mamma nacque in Algeria (alcuni incontri per organizzare la fuga di Turati furono organizzati nella casa dei nonni), mio zio a Tunisi, dove la famiglia visse per circa 20 anni.
Dopo il 25 aprile (quando tanti, troppi, magari uscendo dalla famigerata e così tanto assolta «zona grigia» dell’indifferenza e del disimpegno, si scoprivano anti-fascisti quando il fascismo non c’era più… curioso, no?) non chiese e d’altronde non ebbe alcun riconoscimento.
A 46 anni dalla sua prematura scomparsa e non avendolo potuto fare allora, perché avevo solo 5 anni, lo faccio io ora.
Tu, caro nonno Alfonso, sì sei stato un uomo libero ed un esempio di testa alta in un mondo di troppi mediocri. Sappi, dovunque Tu ora sia, che tutti noi Ti vogliamo ancora tanto bene anche per questo. Ciao.
Tuo nipote Giovanni
(Genova)