Nonno col debole per le ballerine spacciava per fare la bella vita

Se è vero che la vita comincia a 40 anni, era da un pezzo che lui si era (ri)messo in pista. Gli investigatori del commissariato Città Studi che lo hanno arrestato non hanno dubbi: Mario Maneschi («zio» per gli amici), ligure di La Spezia, 72 anni e un passato da anonimo tassista sotto la Madonnina, nel mondo dello spaccio di stupefacenti milanesi sono in tanti a conoscerlo. E nonostante, quando ha visto le manette che gli scattavano ai polsi, Maneschi si sia affrettato a ripetere più volte, e con una certa veemenza, di essere «solo un povero nonno» in casa sua, a Lambrate, i poliziotti hanno trovato 18mila euro (tutti pezzi da 500!), 2 chili di marijuana, 2 etti di hascisc e un bilancino di precisione, mentre addosso aveva una trentina di bustine tra le quali c’erano anche tre etti di cocaina solida (quella da triturare, ndr) più una patente, una carta di credito e un codice fiscale risultati rubati. Insomma: mica male per uno che si definisce «solo un povero nonno»! Soprattutto se è vero che quei 18mila euro, come asseriscono gli investigatori, rappresentavano i suoi introiti settimanali.
Sempre alla faccia del vecchietto in pensione, Maneschi (separato) aveva una convivenza piuttosto insolita per un uomo della sua età, con una ballerina di lap dance che avrebbe potuto tranquillamente essere sua nipote. Si tratterebbe, secondo i poliziotti, di una bruna e procace bellezza sicula che certo deve aver contribuito a farlo sentire molto più giovane di quello che non è in realtà.
La polizia è giunta sino a lui dopo aver indagato a lungo nelle zone dello spaccio più vivaci di Città Studi: piazzale Bacone, viale Abruzzi e via Piccinni. «Maneschi si spostava sempre in taxi verso zone centrali della città per raggiungere gli spacciatori, perlopiù extracomunitari, nella zona compresa tra corso Buenos Aires e corso Venezia ai quali vendeva la droga - spiegano gli investigatori -. Non era mai stato arrestato prima, ma risulta essere stato denunciato quando ancora lavorava, quando faceva il tassista di professione.
Mentre la legge farà il suo corso e al commissariato stanno cercando di scoprire il fatto più importante - e cioè chi erano i fornitori di stupefacenti di Maneschi - lui, il «nonno», avrà tempo di riflettere sulla sua situazione da anomalo pensionato tra le mura di una cella di San Vittore.