Nonno, figlia e nipote e un’unica passione: quella per il violino

L’ultimo erede è violinista: suonerà il 24 gennaio all’università Bocconi

«Un mondo pieno di intrighi, mercanti, falsificatori». Ma anche un mondo dove ci si può isolare con la propria arte e mettere in ogni piccolo intaglio della sgorbia un po' di poesia: «Un riccio è come una bella donna che si specchia». Il riccio è la testa del violino, detto anche chiocciola. La sgorbia un antico scalpello con il ferro sagomato. Il mondo è quello della liuteria, che molti conoscono soltanto per aneddoti: violini andati in vendita alle aste per migliaia di euro, collezionisti pronti a tutto, concertisti gelosi del proprio strumento più di quanto lo si può essere della persona amata.
I Regazzoni sono una famiglia lombarda che con la liuteria ha un rapporto antico: Dante è stato uno straordinario liutaio del '900, erede di Amati e Stradivari. Per far mangiare i tre figli, se ne stava in Valsassina nel suo laboratorio e inviava i violini e le viole alle aziende che volevano firmarli. Oggi i «Regazzoni», veri e falsi, sono ben quotati alle aste, ma per chi vuol vederne di certi rimane la collezione privata: cento meravigliosi strumenti che Dante ha lasciato ai figli. E rimane il suo laboratorio di liutaio, che l'accademia di Santa Cecilia ha voluto ricostruire nel nuovo museo progettato da Renzo Piano.
Domenica, sua figlia, ha cominciato la ricerca di un rapporto tra musica e altre arti. Ha cantato, negli anni Settanta, ma poi ha deciso di cedere il suo contratto discografico a Cristina d'Avena e offrire alla musica altri tributi. Così sono nate le prime mostre ispirate alle canzoni, «Colore Incanto» e «Regazzoni&Dalla», fatte insieme a Mogol e Lucio Dalla e poi le esposizioni internazionali. A interrompere prima e poi dare nuovo vigore alla sua creatività, la morte del padre: Domenica inizia a rielaborare le forme del violino per elaborare il lutto e nasce «Lo spartito del sogno», mostra esposta prima all'Auditorium Parco della Musica di Roma a cura di Gillo Dorfles e da oggi nella Sala Soggiorno dell'Università Bocconi di Milano.
«Da questa convivenza con il nobile strumento e la sua laboriosa elaborazione vicino al padre liutaio, l'artista ha preso l'avvio per realizzare le sue opere attuali: non “quadri” o “statue” ma documenti di un'artigianalità familiare e insieme invenzioni autonome “in chiave di sol” di piccoli trofei lignei»: così scrive Gillo Dorfles sugli assemblaggi, collages, sculture in acero e in bronzo della Regazzoni. Un percorso iniziato entrando nel laboratorio di Dante e raccogliendo gli scarti di lavorazione, le chiocciole abbozzate, rifacendo tavole e cercando «anime», magici pezzetti di legno che trasmettono vibrazioni e danno vita diversa a ogni strumento.
La vena artistica dei Regazzoni si è trasmessa a suo figlio: Alessio Bidoli, allievo di Amoyal e di Accardo, suonerà in Bocconi il 24 gennaio nell'ambito della stagione concertistica dell'Università. Tra le sue mani, un violino scolpito dal nonno.
Lo spartito del sogno
Dal 14 gennaio al 7 marzo - Lun-Ven: 8/19. Sab: 8/15.
Università Bocconi, via Sarfatti 25