Il nonno «Non ci credo, mia figlia adora i suoi figli»

BerlinoOra nel piccolo sobborgo di Finnentrop li attendono con ansia, dopo aver tirato un respiro di sollievo. Sandra di quattro anni, Jonas e Tim, rispettivamente di otto anni e otto mesi, i tre bambini abbandonati dalla madre in una pizzeria di Aosta, sono stati prelevati da due funzionari dell'ufficio di assistenza ai minori, partiti in auto per l'Italia ieri mattina dalla vicina Olpe. Sembravano sereni, nonostante la brutta avventura, curati con affetto dagli assistenti sociali italiani: forse non sono mai stati così felici come in questi giorni, ammette la stampa tedesca. E adesso che è stata rintracciata viva anche la madre, tutti sperano in un lieto fine.
Nelle casette immerse nel verde della piccola cittadina nel Sauerland, non lontano da Wuppertal e Colonia, nessuno riesce a spiegarsi questo dramma. Non il nonno, Horst Remhof, che si dice scioccato: «Non me lo sarei davvero mai aspettato da mia figlia, è sempre stata una brava madre, adorava i figli». E attorno a lui tutto il coro dei vicini di casa: mai uno scatto d'impazienza, mai un rimprovero. Secondo loro, Ina Remhof, 26 anni, era una madre modello. Ma ora le è stata tolta la potestà. Adesso i tre bambini sono affidati alla tutela di un assistente sociale nominato dalle autorità tedesche e non è affatto scontato che i tre piccoli vengano affidati ai nonni materni. Perché la storia che emerge dalle carte di tribunali e polizia evidenzia molte zone d'ombra nella vita della famiglia di Ina Remhof. Il padre dei bambini, Sven, è in carcere per avere provocato nel 2006 la morte di un'altra figlia, scuotendola violentemente. Ma in quella circostanza, i giudici non ritennero di dover sottrarre i piccoli alla famiglia. Ina non abbandonò il marito, lo difese, gli dichiarò amore eterno nell'aula di tribunale e fece in tempo a concepire l'ultimo figlio prima che per Sven si aprissero le porte della galera.
Fu durante una visita in carcere al marito che Ina conobbe Sascha, il suo nuovo compagno e allora compagno di cella del marito. Con lui, e i figli, è arrivata in Italia. Da fuggiasca: in Germania, infatti, era scattato l'allarme. Sascha in regime di semi-libertà fino al 2010 (per un'accusa di tentata estorsione) avrebbe dovuto ogni sera far rientro in carcere, ma era sparito.