«Nonno sarà lei... qui si fa baldoria»

Carla: «C’era un asilo. Noi l’abbiamo dipinto e riarredato»

Ester balla il flamenco. Pia canta e suona il pianoforte. Wanda modella la creta e dipinge. Hanno rispettivamente 83, 78 e 88 anni, e sono tre dei seicento anziani che ogni giorno si danno appuntamento al centro multiservizi di via Zante, zona Mecenate, periferia est di Milano. Il centro, gestito dal Comune, è un microcosmo: qui si balla, si ascolta musica dal vivo, si festeggiano capodanni e ferragosti, si mangia, si canta e impara a fare piccoli oggetti di artigianato. Ieri, ospite d'eccezione a pranzo, c'era Mariolina Moioli, assessore alle politiche sociali del Comune che qui è di casa: «Questi centri sono delle vere e proprie comunità - racconta -. Le persone che vengono qui non solo passano il tempo, ma fanno volontariato. Io le chiamo “sentinelle“: è anche grazie alle loro segnalazioni che si riesce a tenere testa al degrado delle periferie». I centri multiservizi anziani a Milano sono 28: «Sono ben distribuiti sul territorio - dice l'assessore - e svolgono un ruolo importante. Nel piano anticaldo che stiamo mettendo a punto ad esempio queste strutture, dotate di aria condizionata, fanno da centri di accoglienza».
Ma gli anziani, qui, sono anche attivamente impegnati in molte attività, e quello che passano qui è tutto tempo strappato al peggiore spauracchio che queste persone conoscono, la casa vuota e silenziosa dove l'unica attività possibile è guardare la televisione. Fra un boccone di lasagne preparate dalle anziane volontarie, e un sorso di vino, Angelo, 76 anni, una vita passata a lavorare alle Poste, racconta la sua solitudine: «Sono vedovo da alcuni anni ormai. A casa non sapevo che fare: è stato mio figlio a spingermi a venire qui, quattro anni fa. Fare il volontario mi fa sentire ancora utile». A tutti manca il lavoro, la vita attiva di un tempo.
Carla, 84 anni, è stata fra le fondatrici della struttura nel 1987: «L'abbiamo dipinta e arredata noi. Prima era un asilo, ma visto che di bimbi ne nascono sempre meno...». Anche questo un segno dei tempi. Sta di fatto che Carla e sua sorella, Rina, 88 anni, ogni giorno sono qui, a cucinare, ballare, organizzare eventi. Di pomeriggio, dalle due alle sei, il centro si trasforma in «disco» d'antan: si balla il flamenco, il valzer, la mazurka, sulle note dal vivo eseguite dal vivace Luigi.
Ingresso: due euro senza la tessera. Mentre per diventare soci a tutti gli effetti, si paga la modica cifra di 17 euro all'anno. Non tutti gli anziani che vivono il periferia però possono permetterselo: «Tutto sommato siamo dei privilegiati - dice Angelo -. La casa e qualche soldo da parte ce l'abbiamo. Ma se ne vedono tanti che tirano alla fine del mese andando al mercato all'ora di chisura e facendosi regalare verdura avanzata e frutta ammaccata».
Intanto, «O mia bela madunina» risuona nella sala: Wanda, gli occhi un po' lucidi, smette di mangiare e si unisce al coro: «Venire qui mi aiuta a non pensare. A mio marito che non c'è più. A mio figlio in dialisi. Un'altra vita così? Io la firma non ce la metto».