Nonostante i «tagli» i conti non tornano

La strategia politica adottata dalla sinistra regionale per mettere un freno alla spesa sanitaria ha prodotto fino a oggi un incremento consistente del debito pubblico

Antonella Aldrighetti

Aumento della spesa farmaceutica, incremento del disavanzo sanitario nell’ultimo anno, progressiva crescita del debito dopo l’abolizione dei ticket sui farmaci, difficoltà economiche a onorare la cartolarizzazione dei crediti con la sanità convenzionata. Sono solo alcuni degli affanni della giunta Marrazzo. Vale a dire che la strategia politica adottata dalla sinistra regionale per mettere un freno alla spesa sanitaria ha prodotto curiosamente, almeno a oggi, un incremento consistente del debito pubblico locale perché le operazioni che l’assessorato alla Sanità assieme a quello al Bilancio hanno messo in piedi non sarebbero state così oculate e finalizzate al risparmio.
Sarà una questione di metodo o solo ideologica? «A partire dall’abolizione dei ticket che, di fatto, ha generato l’aumento delle prescrizioni dei farmaci pari al 6,9 per cento rispetto al febbraio 2005, tutto l’impianto non regge - sostiene Andrea Augello (An), vicepresidente del consiglio regionale e già assessore al Bilancio nella passata giunta Storace - contando pure che, per la spesa ospedaliera, gli aumenti hanno riguardato il 5,7». Per cui si andrebbe a dedurre, malgrado le limitazioni sulle ricette imposte dall’assessore alla Sanità ai medici di medicina generale, che «la spesa sanitaria non è diminuita del 25 per cento come sostiene Battaglia, ma aumentata del 9 per cento rispetto agli stessi mesi del 2005». «Questa performance della giunta Marrazzo - continua Augello - ha già prodotto cospicue voragini nel bilancio. Per il 2005 si è andati fuori di 1,4 miliardi di euro, una cifra che per il 2006 dovrà essere incrementata della spesa aggiuntiva sul taglio dei ticket».
E quanto costa al Lazio abolire i ticket sui farmaci? «Ogni giorno si spendono 500mila euro in più rispetto a quando la tassa di un euro a farmaco segnato era in vigore, ossia - precisa l’esponente di An - in media si raggiunge una spesa aggiuntiva di altri 180milioni di euro in più all’anno. E dinanzi a questi numeri l’assessore alla Sanità si compiace di risparmiare 120mila euro all’anno in medicine ospedaliere quando ne spende altri 180milioni in farmaci?».
E il pronostico sui dispendi a venire non è per nulla roseo, visto che fa presagire qualche grana sul fronte delle cartolarizzazioni dei crediti pregressi con la sanità convenzionata. Quella che doveva essere una «tamponatura» per sanare il passato si potrebbe rivelare insufficiente perché «l’assessorato al Bilancio, di concerto con quello alla Sanità, hanno messo in campo solo 1,5 miliardi di euro quando - incalza l’ex assessore al Bilancio - dopo aver tirato fuori le fatture dei creditori più piccoli e non associati alle federazioni, hanno scoperto che la cifra a disposizione era solo la metà di quella necessaria. Per il 2005 è stato già prodotto un debito di altrettanti 1,5 miliardi di euro, di cui la passata giunta è responsabile di solo 300milioni».
E questa sarebbe, secondo Andrea Augello, solo una parte delle sbavature del quadro sanitario: il resto verrà fuori nel corso dell’anno. A partire da giugno prossimo le ospedalità convenzionate dovranno incominciare a ricevere i soldi sui crediti del 2005 e nel frattempo saranno già a buon punto le produzioni del 2006 che, però, ancora una volta dovranno attendere altro tempo prima di essere saldate. Quanto allo stato di salute delle aziende sanitarie pubbliche? «I conti dovrebbero corrispondere a quelli già anticipati dagli ex direttori generali in carica, però - ha concluso il vicepresidente della Pisana - ancora stiamo aspettando che la giunta Marrazzo approvi tutti i bilanci 2004, fino adesso ne abbiamo solo 5 su 16 e capire anche a che punto stanno i pre-consuntivi 2005. Lo dico per mettere a tacere le polemiche sulla lentezza delle operazioni imputata all’ex giunta di centrodestra».