Nonostante la sinistra

Dato felicemente il via alle Olimpiadi invernali abbiamo il dovere di rallegrarci - come vuole il copione ufficiale e come ci suggerisce anche il nostro sentimento personale - per la prova di efficienza e di capacità organizzativa data dal Paese. Poiché i successi hanno padri numerosi e gli insuccessi non ne hanno nessuno, si affanneranno in tanti - se tutto procederà bene, come ci auguriamo, fino al giorno della chiusura di questi Giochi - nel rivendicare meriti. Suppongo che li rivendicherà in particolar modo l’amministrazione comunale di Torino e l’amministrazione regionale piemontese, l’una e l’altra di centrosinistra. Non voglio sminuire l’apporto che il sindaco Chiamparino e la signora Bresso - ottime persone sia l’uno che l’altra - hanno dato alla riuscita dell’evento. Ritengo tuttavia che entrambi dovrebbero dir grazie al cielo per essersi impegnati in una missione difficile avendo la copertura d’un governo di segno ideologico diverso, o se volete opposto.
Nel governo Berlusconi, quali e quanti che siano i suoi difetti, non si annidano i covi eversivi e sfascia tutto che invece allignano nell’opposizione. Forse in altri casi no: ma in questo delle Olimpiadi il governo ha saputo spogliarsi della sua connotazione partitica ed essere al servizio di chi per le Olimpiadi si batteva. Nei momenti in cui la preparazione dei Giochi è stata insidiata da difficoltà finanziarie estremamente gravi, il governo è intervenuto per aiutare e per ripianare i debiti. Non si è mai avuta - almeno io non l’ho mai avuta - la sensazione che la diversità tra la maggioranza nazionale e maggioranza regionale abbia pesato sulla rapidità degli interventi e sulla consistenza dei fondi stanziati.
A sinistra - non in tutta la sinistra, intendiamoci - è invece avvenuto qualcosa che poteva degenerare nel sabotaggio delle Olimpiadi e che è stato finora scongiurato per il buonsenso degli italiani e per la buona sorveglianza delle forze di polizia schierate dal ministro Pisanu. È avvenuto cioè che già la protesta per la Tav assumesse le connotazioni di un possibile altolà ai Giochi, che su questa protesta si soffiasse, per attizzarla, ad opera di settori dello schieramento di centrosinistra benché lo stesso centrosinistra avesse in precedenza dato la sua approvazione. Ma sotto l’impatto delle manifestazioni di piazza quell’approvazione è stata dimenticata, o ricordata soltanto sottovoce, con molti se e molti però.
È avvenuto inoltre che il movimento no global, dedito alla violenza spicciola e al rivoluzionarismo velleitario, per opera di teste calde ignoranti, facesse il possibile per creare disordini prima delle Olimpiadi e contro le Olimpiadi: e che Fausto Bertinotti - leader di un partito della coalizione prodiana, ma anche estimatore di tipi come Caruso - alle scalmane dei no global desse se non una benedizione, peraltro sottintesa, senz’altro un pilatesco «me ne lavo le mani».
Disobbedienti e anche sindacalisti affiliati alla sinistra hanno gareggiato nel proclamare scioperi devastanti in settori vitali per il turismo (aerei, ferrovie e altro). È di ieri la lunga interruzione della Milano-Genova per l’irruzione sulla sede autostradale di dimostranti.
No, non si può proprio dire che la sinistra nel suo complesso abbia dato una mano alle Olimpiadi. Che riusciranno, se riusciranno - l’inizio è stato buono - non per l’apporto della sinistra, soprattutto di certa sinistra, ma nonostante la sinistra, soprattutto certa sinistra.