NONSOLOSCALA La scena di Fontana Rimpianto per la Ferri

Carlo Fontana torna alla Scala. È un piacere incontrarlo. Ha fatto parte della vita di molti di noi. Presenta il suo elegante quaderno Electa A scena aperta. I fatti sono quelli. Ma era proprio giusto leggere ogni cosa in chiave politica? Soprattutto era indispensabile riservare al generosissimo co-fondatore e ex presidente della Filarmonica un giudizio tanto ingeneroso e fuorviante?
Ancora Scala. Le Generali festeggiano i 175 anni con un concerto. Daniele Gatti replica un recente programma con la variante del Preludio atto III del Lohengrin. La pagina, decontestualizzata, è completamente diversa da come l'aveva letta in ambito operistico. Tempi rubati, coinvolgente alternanza di piani sonori. Insomma un pezzo da concerto eseguito per piacere. E Gatti, eccellente e misurata bacchetta, si rivela di colpo anche ottimo imbonitore di se stesso.
Intanto si danza. Prima un Gala poi il Sogno di Balanchine. Il balletto che è diventato il logo del nostro Ballo. Il Gala è una gara di bravure, un cimento di personalità. Eccetto le coppie di Petite Mort di Kylian sono tutti guest. Piace ritrovare Maximiliano Guerra in forma. Riempie di orgoglio Roberto Bolle, per il quale non bastano i superlativi. Sebbene quella fisicità gloriosa poco si addica alle maceriazioni esistenziali del Jeune Homme di Petit. Nella sezione russa, classe comunque superiore, Denis Matvienko appare penalizzato dello slancio modesto del collo. E persino il glorioso Leonid Sarafanov perde nella disarmonia del rapporto testa-corpo. Mentre Svetlana Zakharova, fin qui bruna e nervosa icona di classicità, è diventata bionda e si spreca tra i fuochi del Don Chisciotte. La perfezione rarefatta e sognante resta nella mani di Polina Semionova. Giselle. Il Sogno sbalza i nostri: Romagna e razzo, Gelati e Massimi, Puck irresistibile. Massimo Murru guest. Ma l'attenzione è tutta per Alessandra Ferri. Ancora la imminente Dame aux Camélias di Neumeier e poi fine. Alessandra, dopo un congedo d'oltreoceano, si ritira. Ci mancherà. Oltrettutto non pare sostituibile. Allora forza. Facciamo un passo in dietro. Guardiamo ai maestri e ai vivai della Russia ai quali proprio i nostri maestri e i nostri vivai hanno un tempo insegnato tecnica, stile e - perché no? - anche quel tanto di disarmata ingenuità che è il segreto di molte fedi. Per la nostra Scuola, all'ora zero, potrebbe essere l'idea.