Nord Corea, un campo da golf tra le mine

Il Paese muore di fame e il regime apre un impianto di lusso al confine col Sud. E firma due contratti per lo stesso terreno

Massimo M. Veronese

Nel paradiso dei lavoratori le città vivono nel buio, anzi tutto il Paese, visto dai satelliti, è una macchia scura sul pianeta e le luci della metropolitana di Pyongyang si accendono solo se a circolare sono i turisti, poi tutto si spegne. Così, solo per fare bella figura con gli ospiti. Nel paradiso dei lavoratori non ci sono vecchi per strada perché la vecchiaia è un lusso borghese e nelle campagne, dove la carestia negli anni Novanta ha fatto più di due milioni di morti, si scava ancora la terra con le mani. Nel paradiso dei lavoratori il popolo ha diritto se va bene a un pollo e cinque uova al mese ma il dittatore Kim Jong II spende 700mila dollari l’anno solo in cognac Paradise. Il Paradise dei lavoratori.
La Corea del Nord, uno degli ultimi avamposti del comunismo planetario, è fatta così. Ha autostrade dove viaggiano solo pedoni, ma una decina di atomiche negli arsenali. È uno dei paesi più isolati del mondo, non ci sono mai entrate la rivoluzione informatica, il mercato capitalista, la globalizzazione, e nemmeno tu puoi entrarci se ci vai da solo, roba che Cuba al confronto diventa la patria dei diritti civili. A meno che, basta dirlo, tu non voglia giocare a golf...
Fino a ieri le due Coree erano divise da 1.416 chilometri di frontiera minata e da mezzo secolo di guerre. Oggi a riunire due terre nemiche potrebbe essere un green a 18 buche, incastonato come un diamante tra hotel rigorosamente a cinque stelle, negozi di marca occidentale esentasse, ferrovie turistiche da mille passeggeri a corsa, club house, locali notturni, e luci sempre accese di giorno e di notte, in mezzo a chilometri campagne buie come la pece.
Una follia voluta per far cassa dal dittatore in persona ma già partita con l’handicap. Perché il caso, considerato anche il posto, si è tinto subito di giallo. Il green con tutta la sua brava locomotiva di lussi, era stato progettato un paio d’anni fa dall'industria automobilistica Hyundai decisa a trasformare la zona di Kaesong in un porto franco dello sviluppo economico nella terra del comunismo ortodosso. Peccato solo che un'altra impresa sudcoreana abbia annunciato di essere in procinto di firmare un contratto per lo stesso identico progetto. Cioè due contratti per lo stesso posto che sommati fanno una truffa. Diciotto buche per un brutto colpo.
La Hyundai ha protestato, ricordando di avere già pagato 500 milioni di dollari per acquisire i diritti esclusivi sulla zona, dove ha supervisionato la costruzione di 14 stabilimenti e garantito l’ingaggio di centinaia di operai nordcoreani. Ha spiegato a muso duro ai dirigenti comunisti che se non rispettano i patti con il golf non si fa più una mazza. A Seul, sapete come sono i parenti, dicono di non avere prove della truffa, ma giurano che la seconda impresa sia decisa a dare battaglia. Sai come brucia quando ti va buca...