Nord-Sud Italia ancora spaccata in due A che cosa sono serviti gli aiuti pubblici?

STUDI A dirlo è Confindustria. Ma con i finanziamenti a pioggia non si spinge lo sviluppo. Ora occorrono progetti mirati

Il tradizionale rapporto di Confindustria sullo sviluppo delle province italiane anche quest’anno non ci regala nessuna sorpresa. Nell’edizione 2009 presentata ieri, si fotografa più o meno la stessa Italia a due velocità che ci venne presentata la prima volta che l’ufficio studi di viale dell’Astronomia decise di pubblicare questa interessante ricerca, molti anni fa. La differenza fra Nord e Sud appare ancora scoraggiante, senza consistenti sintomi che lascino presagire speranze di cambiamento. Fatto cento l’indice medio di sviluppo, i dati di confindustria (riferiti al periodo 2007 - 2008) assegnano al nord un valore pari a 115 contro un desolante 72 assegnato al sud. Tali valori medi si divaricano ulteriormente analizzando le singole provincie con un baratro di ottantacinque punti fra il 139 fatto segnare da Milano e il 54 di Vibo Valentia. Le venti provincie più sviluppate risultano saldamente localizzate al centro-nord e, prevedibilmente, le venti più arretrate si trovano al sud e nelle isole. Posto che non stiamo raccontando nulla di nuovo e la favoletta dell’Italia spaccata in due ce la raccontano da quando eravamo bambini (qualsiasi sia la nostra età attuale), forse occorre dedicare alla questione qualche ragionamento, anche se è probabile che finirà nello stesso posto dove sono finiti decenni di studi e di opinioni: vale a dire al vento.
Nel sud sono state riversate cifre così ingenti che non ha nemmeno più senso scriverle. Ogni giorno che passa percentuali significative di Pil, prelevate dalle tasse del Nord, prendono la via delle regioni del Mezzogiorno e, come dimostrano i numeri di Confindustria, questo fiume di denaro finisce ovunque tranne che in sviluppo. Dato che è sommamente stupido continuare a versare acqua nel bicchiere bucato senza tentare di ripararlo prima, le colpe di tutto questo sperpero inutile sono da ripartirsi egualmente fra tutti. Fra chi riceve e non mette a frutto (il sud), fra chi paga e non controlla (il nord), fra chi continua a versare senza ragionare e senza il coraggio di cambiare (i governi, di qualsiasi colore). Il fatto è che per spiegare i motivi dell’arretratezza, le solite scuse della criminalità e delle infrastrutture non reggono.
Invece dell’economia la risposta va cercata nella fisica: i finanziamenti sono sempre stati erogati in gran parte a pioggia e una goccia fatta cadere su un solido tende a scivolare a terra per la via più semplice e veloce. Per questo motivo è velleitario pensare che un euro di finanziamento prenda la strada difficile del lavoro, dell’imprenditoria e dello sviluppo: è più probabile pensare che prenderà la via semplice e rapida, vale a dire direttamente nelle tasche di qualcuno, magari sotto forma di stipendio per un qualche posto di lavoro inutile, di pensione vissuta come obiettivo finale di vita, di prebenda per un esercito di politici, assessori, consulenti.
Quello che occorre è convogliare il denaro legandolo strettamente a progetti e risultati. Attenzione però, non si deve progettare un «secondo nord» (perché i distretti efficienti «mangiano» quelli meno attivi con aggressività darwiniana) ma ad esempio localizzare al Sud produzioni e tecnologie nuove, come ad esempio le energie alternative, finanziando e detassando ma con ferreo controllo.
La pioggia non serve allo sviluppo, anzi, spesso provoca frane.
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