Nordest, la base contro il leader: «Un suicidio rompere l’alleanza»

Un segretario di sezione: «La gente non capisce le alchimie, vuole messaggi semplici». E per gli amministratori la parola d’ordine è «compattezza con Fi, An e Lega»

Stefano Filippi

Toni Guadagnini, udicino cattolico, apostolico e romano, nella vita non politica insegna matematica. E dunque spiega la faccenda con l'algebra: «Una doppia negazione diventa un'affermazione». Significa che «una doppia opposizione a Prodi favorisce soltanto Prodi». Detto ancora diversamente, «Casini in questo momento sbaglia a dividere il centrodestra». Figlio dell'ex sindaco Dc di Crespano del Grappa, Guadagnini è passato dallo Scudocrociato all'Udc. È segretario della sezione del suo paese e siede nel comitato provinciale di Treviso. Un tesserato serio. Tuttavia la svolta di Pier Ferdinando Casini proprio non gli va giù: «In campagna elettorale l'attacco a tre punte, adesso le due opposizioni. Sono concetti difficili da spiegare alla gente, io stesso proprio non li capisco. Troppe sottigliezze».
Dice che parecchi la pensano come lui, almeno dalle sue parti nel cuore del Nordest. Simpatizzanti, elettori, militanti ma anche capisezione o amministratori locali, tanta gente che non si è fatta nessun problema a ignorare la manifestazione udicina di Palermo e imbarcarsi invece per Roma sui pullman organizzati da Forza Italia della Marca. Ma l'hanno fatto di nascosto. Forse non sono dei cuor di leone, perché il coraggio di fare «outing» con nome e cognome non ce l'hanno. Parlano per interposta persona. O più probabilmente temono ritorsioni all'interno del partito, lo stesso partito che accusa Berlusconi di voler tappare la bocca alle voci critiche e fagocitare gli alleati. Del resto, scelgono l'anonimato anche gli elettori Udc che si sfogano sul sito internet dell'ex ministro Carlo Giovanardi, facendo traboccare delusione, sconcerto e in certi casi anche rabbia. Tutti eredi, come Follini e Casini, di Arnaldo Forlani, il «coniglio mannaro».
Onore dunque a Toni Guadagnini, il dissidente che non ha paura di convogliare le tre punte e le due minoranze nel partito unico. «Dividere l'opposizione è un errore gravissimo. Perdiamo forza. Indeboliamo il fronte cattolico. Buttiamo via i valori del popolarismo. L'unico modo per farci valere è organizzarci in una struttura unitaria. In Europa c'è il Partito popolare, qui invece vogliamo farlo a pezzi. La gente non capisce. Quando vado in giro, mi seppelliscono di parolacce perché agli elettori devi comunicare messaggi semplici, non arzigogoli politici. L'equazione di Casini ha troppe incognite: sperare che Berlusconi liberi il campo, che Forza Italia esploda o imploda, che An si radicalizzi a destra, così forse "Pierferdi" sarà leader. Una linea che non viene recepita bene».
In Veneto gli uomini di Casini ci mettono del loro per complicarsi la vita. Il segretario regionale, l'onorevole Settimo Gottardo, ex sindaco di Padova, è stato appena posto sotto la tutela di un ufficio politico che gestirà il partito fino al congresso regionale di febbraio. La sua colpa è aver fallito il tentativo di formare in Regione un nuovo gruppo centrista assieme ai delusi di Forza Italia. Ma dieci giorni fa Casini è venuto a Verona proprio per valutare di persona se questa intesa poteva essere ripercorsa incontrando l'eurodeputato Giorgio Carollo, ex coordinatore veneto degli azzurri che ha fondato il partito «Veneto per il Ppe». E Gottardo, con un altro salto mortale, l'altro giorno ha detto che la Casa delle libertà è finita, però «l'Udc in Regione non esce dalla maggioranza per rispetto verso gli elettori». Un piede fuori, e l'altro saldamente dentro.
Se la Cdl è finita, nel Nordest nessuno l'ha ancora saputo. La coalizione in Regione regge. Quelle locali, idem. L'Udc partecipa intensamente alle trattative per scegliere candidati unici del centrodestra alle amministrative di primavera. A Verona, per esempio, dove si deve scegliere il nuovo sindaco, gli uomini di Casini si battono allo spasimo per Alfredo Meocci, ex direttore generale della Rai. A Belluno (sindaco) e Vicenza (presidente della Provincia) si susseguono i tavoli comuni. A Cassola, nel Vicentino, il segretario locale Stefano De Cecchi l'ha messo per iscritto in una lettera al Gazzettino: «L'Udc impegna i suoi sforzi affinché a livello provinciale si presenti compatta la Casa delle libertà, costituita cioè dal nostro partito assieme a Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega Nord; non risponde al vero ipotizzare alleanze al di fuori».
Casini a Verona era stato esplicito: con Renato Mannheimer che in videoconferenza vaticinava scenari da favola per un grande partito centrista, aveva dettagliato un progetto «che cambierà gli equilibri politici in Italia». Risultato: le «chances» di Meocci sono crollate. E intanto l'Italia di mezzo di Follini ha già presentato un proprio candidato. Opposizione addirittura tripla. Così prenderà gol a porta vuota.
(1. continua)