Il Nordest tifa Cavaliere «Così darà voce ai moderati italiani»

Il presidente della Camera di commercio: «Sia concreto e coraggioso come la Merkel e Sarkozy»

nostro inviato a Vicenza

Un pomeriggio nel cuore del Nordest e l’agenda del nuovo partito di Silvio Berlusconi è già piena. Sintesi lapidaria di Pino Bisazza, ex presidente degli industriali vicentini e produttore leader di mosaici in vetro. «Primo, scelta dei candidati con le primarie: l’ha già promesso, è un passo fondamentale per stare vicino alla gente. Secondo: metta ordine nell’economia tagliando le tasse. Terzo: le infrastrutture. Mi basterebbe realizzasse queste tre cose».
Vicenza è una provincia dove c’è un’impresa ogni sei famiglie, il tasso di disoccupazione è poco sopra il 3 per cento e l’industria fattura 44 miliardi di euro annui; un simbolo di quel Triveneto che lavora, produce e vota centrodestra (sindaco di Forza Italia); la città dove ripartì la campagna elettorale di Berlusconi. Da qui, al Cavaliere arrivano soltanto consigli pratici. Luca Cielo, erede di una famiglia di viticoltori sui Colli Berici e neo presidente della Piccola industria veneta, detta tre punti: «Ridurre le tasse e la spesa dello Stato, prestare più attenzione alle aziende, dare supporto all’esportazione».
«Niente ideologie, niente populismo, soltanto concretezza - dice Dino Menarin, presidente della Camera di commercio e della Fiera vicentina -. La competizione internazionale ha rallentato la crescita, il nostro sistema economico ha fatto un grande sforzo per fronteggiare la concorrenza ma non è stato sostenuto da Roma». Governabilità è la parola d’ordine di Giuseppe Fracasso, fondatore della Socotherm, gruppo quotato in Borsa che produce rivestimenti: «Chi vince le elezioni deve poter governare senza porre la fiducia ogni 15 giorni, quindi il partito di Berlusconi deve puntare a una nuova legge elettorale. E poi il Paese ha bisogno che chi produce sia messo nelle condizioni di lavorare; quindi sicurezza, poche leggi ma chiare, meno burocrazia, flessibilità. Finiamola con le polemiche sui precari: nessun imprenditore ama il precariato perché il personale è il bene principale di un’azienda, soprattutto nelle medie e piccole».
Elio Marioni, presidente di Askoll (pompe per acquari), azienda che in 25 anni è diventata il numero uno al mondo grazie a una raffica di brevetti innovativi, aggiunge un elemento: «La giustizia. Certezza del diritto e tempi certi per i processi. Io le cause per difendere i miei brevetti le faccio in Olanda e Germania perché lì sono sicuro di ottenere risposte. Sono d’accordo con tutte le battaglie fatte da Berlusconi sulla giustizia, e anche sui dubbi di Tremonti verso l’Europa e l’euro: è possibile che debba perdere un terzo del mercato Usa per colpa dell’euro forte?».
Più articolati i suggerimenti di Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, imprenditore vicino a Luca di Montezemolo: «Lo inviterei a dire agli italiani che devono rimboccarsi le maniche, dobbiamo tornare alla cultura dei doveri e non solo dei diritti. Deve intervenire sui temi che la gente sente di più: sicurezza, sanità, scuola. Deve tagliare i poltronifici, comprese le regioni a statuto speciale che non hanno più senso, molte province, molte Camere di commercio e molte mini-Iri locali che guardano poco alla meritocrazia e tanto ai trombati della politica. Berlusconi deve svecchiare il Paese».
Ma la «svolta solitaria» di Berlusconi, il «partito senza lacci e lacciuoli» è la strada giusta? Il Nordest ha pochi dubbi. «Berlusconi fa bene a mettere assieme tutti i moderati, deve ascoltarli, dare loro una rappresentanza che oggi manca - dice Menarin -. Deve però evitare di ricercare soltanto il facile consenso, gli indici di ascolto: abbia il coraggio di prendere decisioni non facili. Prenda esempio dalla Merkel, da Sarkozy, dallo stesso Zapatero. Aver sparigliato le carte fa sperare che non ci saranno riedizioni di precedenti governi».
«Se non l’avesse già fatto, consiglierei a Berlusconi di investire sui giovani e sulle donne - aggiunge Calearo -: non sulle quote rosa, ma sulle donne brave». E Marioni: «Vedo di buon occhio la volontà di mostrare alla gente di avere le mani libere. Chi ci sta, bene; gli altri, pazienza». Anche Fracasso apprezza il «metodo aziendale»: «Nella realtà quotidiana si discute assieme, poi chi ha la responsabilità decide. È ora che anche la politica funzioni allo stesso modo: analizzare, verificare, attuare. Invece abbiamo firmato un accordo sul welfare e in Parlamento ce lo ritroviamo stravolto. Ed è così per le tangenziali, le centrali elettriche, la base al Dal Molin... L’Italia non ha bisogno di uomini forti, ma di uomini normali che al governo fanno quello che farebbero a casa».