"Una norma che ha un solo bersaglio: il Cavaliere"

Roma - Onorevole Bruno, l’istituto del blind trust come regolato dal testo del pdl Franceschini licenziato dalla commissione Affari costituzionali sembra far intravedere un obbligo di vendita.
«Bisogna dire che negli Stati Uniti, dove questo istituto è utilizzato per prevenire i conflitti di interesse, c’è solo l’obbligo di trasparenza dei beni che appartengono al titolare della carica pubblica, della moglie e dei figli conviventi. I beni che non si vogliono dichiarare si intestano a un blind trust nel quale il gestore ha ampia facoltà di disporre dei beni stessi e anche di alienarli. In Italia, invece, si vuole creare un blind trust che non trova riscontro nel diritto internazionale».
Insomma, nella scelta di questa opzione la libertà del titolare di cariche di governo è limitata.
«Sì, perché si potrebbe arrivare comunque alla vendita dei beni da parte del trustee che ha questa facoltà. E questo è incostituzionale».
Prendiamo un esempio a caso: Silvio Berlusconi.
«Le quote delle holding che fanno capo all’ex presidente del Consiglio, holding che hanno in cassaforte azioni di società quotate, potrebbero essere conferite a un blind trust. Il gestore, in questo caso, dovrebbe occuparsi dell’amministrazione delle holding e dell’eventuale convenienza al mantenimento delle loro partecipazioni nel caso in cui i risultati non fossero positivi. Di qui la possibilità della dismissione».
Lei ha difeso la legge Frattini che attualmente regola le situazioni di conflitti di interesse.
«La filosofia della legge Frattini è l’atto. Se Berlusconi non fosse in politica e il governo favorisse Mediaset, l’esecutivo sarebbe comunque chiamato in causa. Il progetto di legge Franceschini, invece, non si occupa di questo caso ma di colpire Berlusconi. Perché ci si deve spogliare dei propri beni per candidarsi a cariche di governo? Il legislatore deve prevenire il conflitto di interessi, ma rispettando la Costituzione. Alla Camera la maggioranza ha i numeri per approvare la legge, ma mi auguro che al Senato ci sia maggiore senso di responsabilità».
C’è qualche particolarità del progetto di legge che vuole mettere in evidenza?
«Sì. Il progetto di legge Franceschini regola i conflitti di interesse non solo per gli incarichi di governo, ma per presidenti di Regioni e Province, componenti delle giunte regionali e provinciali e sindaci e assessori di Comuni con più di 15mila abitanti. Che ancora non se ne sono resi conto, ma quando capiranno ci sarà comprensibilmente una levata di scudi. Altro che Conferenza Stato-Regioni. E poi, perché anche i parenti entro il secondo grado di un titolare di cariche pubbliche devono rendere dichiarazioni del loro patrimonio? Che c’entrano nipoti e cognati?».