Il normale eroismo di Gianluigi

In una nazione e in una stagione dove ormai la normalità è rimanere zitti e fermi, concentrati sui fatti propri, anche mentre dei balordi scippano una povera donna sul mezzo pubblico, un ragazzo down che invece reagisce e si mette a urlare è effettivamente molto poco normale. Bisogna solo intendersi sul concetto di normalità. Purtroppo, ci stiamo accorgendo che il concetto varia col variare dei periodi storici, dei costumi sociali, del grado di civiltà. Nella vita quotidiana, declina vertiginosamente col crescere del nostro terrore urbano: a forza di leggerne, a forza di sentirne, a forza di veder morire per niente, è ormai normalissimo che in giro per le strade e accalcati sui pullman siamo portati a non vedere, a non sentire, a non reagire. C'è poco da censurare i passeggeri del bus romano: stando fermi, paralizzati all'idea che i balordi estraessero una pistola, un coltello, una siringa, sperando soltanto finissero al più presto il loro sporco lavoro, questi italiani hanno perfettamente rappresentato il nostro nuovo concetto di normalità. Stai zitto, non ti impicciare, mica si può rischiare la vita per uno stupido portafogli...
Gianluigi, 32 anni, figlio di carabiniere, iscritto all'Associazione dell'Arma, è l'elemento impazzito di questa nuova normalità. Difatti, nelle categorie convenzionali del nostro vivere, è catalogato come non normale. In modo più elegante, ovviamente: ma nella sostanza non normale. Disabile e handicappato, cioè con qualcosa in meno, o qualcosa che funziona male. Inutile negarlo: qualcosa la natura gli ha realmente negato. Ma è proprio questa sua particolare condizione di vita, guidata dal candore assoluto, che lo porta a fare quanto era normale una volta, in un'altra Italia e in un'altra stagione. Nessun eroismo particolare. Il suo stesso racconto davanti ai microfoni non ha nulla di enfatico e di retorico. Soltanto una giusta, legittima, tenerissima sfumatura d'orgoglio. «Li ho visti salire sull'autobus barcollando, così li ho tenuti d'occhio. Quando ho visto che uno di loro aveva infilato la mano nella borsetta di una signora, ho gridato avvertendo la donna. Lei ha tirato via la borsa, ed a questo punto uno dei borseggiatori mi ha aggredito. Dopo avermi gridato “vattene via brutto handicappato”, mi ha sferrato un pugno ed un calcio. Le ho prese, però io lo rifarei...».
Tanti altri dettagli andranno chiariti, primo fra tutti l'eroico zelo dell'autista che non si ferma «perché sarebbe interruzione di pubblico servizio». Ma dai, in Italia.
Andando avanti, inevitabilmente finiremmo per addentrarci in altri rami ben noti del nostro dibattito nazionale, come l'imperversare sempre più inarrestabile della microcriminalità straniera e post-indulto. Allargando il discorso nei soliti modi, finiremmo tuttavia per perdere di vista il senso particolare di un fatto tanto particolare.
Gianluigi, nella sua anormalità, chissà quante volte derisa lungo il corso terribilmente difficile di queste esistenze, davanti ad uno scippo fa l'unica cosa che il suo candore e la sua innocenza gli suggeriscono: alza la voce, richiama l'attenzione, cerca aiuto. Attorno, la normalità di noialtri senza più candori, ormai pietrificati dal semplice istinto di sopravvivenza, reagisce sgomenta di fronte a tanta incoscienza. Non è un caso, non deve stupire, che alla fine ci sia anche chi redarguisce Gianluigi per aver messo in pericolo l'incolumità pubblica: è nella normalità delle cose. Il problema è che Gianluigi non può capire e non può accettare. È di una pasta particolare, questo ragazzo down: passa persino il tempo a fare volontariato nella mensa dei poveri, per dire quanto sia poco normale.
Mentre tutto questo avviene a Roma, quasi per una coincidenza scelta con cura dal destino, a Torino torna in classe il ragazzo disabile diventato famosissimo come attore protagonista del penoso video telefonico, quello di lui anormale preso a botte da alcuni studenti molto normali. Una scuola, tutta Torino, un intero Paese si sono interrogati sull'abbrutimento di cui siamo ormai capaci, sin dalle più tenere età. E può pure darsi che dal penoso pestaggio sia uscito qualcosa di meglio.
Una cosa dobbiamo evitare, a Gianluigi e al ragazzo di Torino. A tutti i Gianluigi d'Italia. Dobbiamo assolutamente impedirci di franare sui discorsi a buon mercato dell'handicap negato, contro ogni evidenza, quelli del genere «l'handicap non è una limitazione, l'handicap può essere una ricchezza». Basta molto meno. Basta della semplice gratitudine. Con la loro imperturbabile innocenza, prendendo cazzotti in faccia, sono riusciti almeno a scuoterci. E chissà che prima o poi non si riesca tutti a diventare un po’ normali come loro.