Norme antisismiche, arrestato assessore Idv

nostro inviato a Caserta

C’è anche un assessore di Antonio Di Pietro, tal Giuseppe Esposito, tra gli arrestati dell’inchiesta «Biopower». C’è l’assessore uscente del Pd all’Industria e al bilancio, Francesco Capobianco, storico braccio destro di quel presidente della Provincia che risponde al nome di Sandro De Franciscis riparato a Lourdes (oggi fa parte della commissione sui miracoli) sulla scia di inchieste imbarazzanti per lui e per la sua giunta. C’è Eugenio Di Santo, segretario dell’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Cozzolino (indagato e in lizza per una candidatura nelle liste Pd per le Europee). Ci sono poi portaborse e segretari eccellenti (Gianfranco Nappi, capo della segreteria del presidente Antonio Bassolino, ha ricevuto un avviso di garanzia), ingegneri, funzionari, imprenditori, tutti coinvolti nell’inchiesta sulla tentata truffa da 7 milioni di euro alla Regione nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili. Nell’ordinanza di custodia cautelare della Procura di Santa Maria Capua Vetere recapitata ieri a 23 persone c’è la dettagliata descrizione di un affaire milionario orchestrato da due imprenditori laziali attraverso la costituzione di tre società – Biopower Spa, Natural Energy Srl ed Energetich Srl – per la costruzione di centrali per la produzione di energia da biomasse. Un business cresciuto tra favoritismi e irregolarità che ha portato la Guardia di finanza a focalizzare l’attenzione sugli amministratori pubblici di Pignataro Maggiore (dove doveva sorgere la centrale), sui funzionari del Genio civile (che avrebbero chiuso un occhio sulle norme antisismiche), sull’ufficio di Cozzolino (preposto a emanare provvedimenti e a indire le conferenze di servizi per definire i procedimenti amministrativi per la realizzazione delle centrali). Tra gli artefici della truffa, secondo la Procura, vi sarebbe comunque l’assessore provinciale Capobianco «il quale avrebbe utilizzato, per accrescere il suo consenso elettorale, proprio la possibilità di assunzioni o comunque di segnalazioni per poter essere inseriti nell’organico della costruenda centrale del comune casertano».
Un discorso a parte merita Giuseppe Esposito, ora ai domiciliari, assessore ai Lavori pubblici e all’urbanistica nel Comune di Santa Maria Capua Vetere, esponente di spicco dell’Idv in terra di Gomorra, silurato seduta stante dal sindaco Giancarlo Giudicianni. Lo hanno arrestato all’alba per il ruolo ricoperto nella direzione dei lavori della centrale di Pignataro Maggiore. Sfogliando le trecento pagine dell’ordinanza d’arresto il nome dell’assessore di Tonino torna spesso accanto a capi d’imputazione che spaziano dalla corruzione al falso in atto pubblico. Falso consumato attraverso falsi attestati di conformità del progetto di costruzione della centrale termica alla normativa antisismica prescritta «essendo stato in realtà - scrive il gip - il progetto realizzato seguendo il parametro della meno restrittiva normativa previgente». Un falso d’autore andato in porto anche grazie all’uso del «bianchetto» con il quale «veniva alterato il registro di deposito degli atti progettuali del Genio civile - è scritto nell’ordinanza - cancellando, appunto mediante apposizione di bianchetto, la precedente qualificazione sismica (...) in relazione al progetto per la recinzione della centrale termica di Pignataro Maggiore e modificandola con altra conforme al decreto del ministro delle Infrastrutture». L’accusa di corruzione, sempre in concorso, verte invece su un presunto giro di denaro, pari a 100mila euro, da consegnare a due funzionari del Genio civile «come prezzo di atti contrari ai doveri di ufficio».