«Norme più severe e pene certe Così si azzera l’emergenza rom»

Il prefetto Lombardi ha firmato ieri i primi decreti di espulsione nei confronti di 4 cittadini romeni

Il serbatoio della sua stilografica è già mezzo pieno. Il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha appena firmato quattro «allontanamenti», questo il termine tecnico, di rom. Rispediti a casa, a Bucarest, perché «con il proprio comportamento hanno minacciato la convivenza civile, compromesso la pubblica sicurezza e danneggiato tutti coloro che sono giunti in questo Paese per migliorare col proprio lavoro le condizioni di vita».
Applicazione concreta del decreto legge sull’allontanamento per pubblica sicurezza. Che, immaginiamo, signor Prefetto, proseguirà nei prossimi giorni.
«Sono un centinaio o poco più le posizioni ancora sotto esame, tutte persone che hanno subito condanne. Condizione resa possibile dal lavoro di controllo che questura e prefettura avevano già avviato fa tempo. Verifica sul territorio che permette di distinguere tra immigrazione virtuosa e quella che crea problemi. Lavoro che, naturalmente, sarà integrato nei prossimi giorni da nuovi controlli».
Dunque, mettiamo sull’aereo i delinquenti. Che potrebbero però rientrare e, in questo caso, quale sarebbe la risposta dello Stato?
«Sarebbero arrestati. L’allontanamento non è l’espulsione che è atto unilaterale. Noi mettiamo in pratica l’applicazione del decreto legge che è strumento davvero efficace».
Strumento a lungo atteso. Ma, senza forse, quello che manca ancora è la certezza della pena.
«Sì, certezza della pena e pure un ripensamento, chiamiamolo così, delle sanzioni».
Che tradotto?
«Il codice penale è vecchio e va adattato alla realtà, con pragmatismo. È un fatto, tanto per essere chiari, che il maggior numero di reati, quelli che creano allarme sociale, è commesso da cittadini neocomunitari e soprattutto da romeni. Ma quel che conta, attenzione, è governare il fenomeno migratorio».
Che significa integrazione e declinazione della legalità con la solidarietà, come il Comune di Milano sta tentando di fare.
«La sicurezza parte dal cittadino. Il rispetto delle regole e del vivere civile bisogna portarlo dentro di sé. Questo si chiede anche ai neocomunitari».
Che, signor Prefetto, sopravvivono in qualcosa come cento e passa insediamenti rom. Ghetti che i milanesi sperano siano sgomberati al più presto...
«Sgomberi ci sono stati e continueranno ad esserci, quando ci sono le condizioni. Tra l’altro, a Milano, in questi ultimi due anni ce ne sono stati molti più che nel passato».
Resta però la protesta contro la favela di via Triboniano, dove qualche cittadino disperato si dice pronto a imbracciare il fucile.
«Quello è un problema che dura da tempo, da trenta e più anni. Palazzo Marino ha messo a punto un patto di legalità che viene applicato rigorosamente. Si rispettano le regole e si migliora la qualità delle relazioni. Ci vuole però tempo e impegno».
Emergenza vecchia in una città che si sente insicura. Come giudica questa percezione dell’insicurezza?
«Milano è una realtà dinamica e ricca di interessi economici, quindi un bacino per la criminalità. Ma la risposta alle rapine in villa è stata rapida e sicura, così come per gli assalti alle farmacie, rapinatori figli dell’indulto, che avevano già commesso lo stesso reato. E si ritorna, dunque, alla certezza della pena».
Ma i cittadini reclamano più agenti, più poliziotti all’angolo delle strade e delle piazze.
«Non può esserci un poliziotto in ogni palazzo della città. Quei 130 nuovi carabinieri arrivati da Roma hanno migliorato la situazione».