Norvegia, ridotto il bilancio dei morti: sono 76 E Breivik: altre due cellule pronte a colpire

La folla tenta di linciarlo, il giudice gli nega l’udienza a porte aperte. Il padre: &quot;Meglio se si fosse tolto la vita&quot;. Il killer: &quot;Sono stato io ma non mi sento responsabile&quot; Guarda i <strong><a href="/video/terrore_oslo_due_esplosioni_centro/id=esplosione_oslo" target="_blank">video</a></strong> e le<strong><a href="/fotogallery/oslo_due_esplosioni_pieno_centro/id=3232-foto=1-slideshow=0" target="_blank"> foto</a></strong>. Leggi il <strong><a href="http://www.kevinislaughter.com/wp-content/uploads/2083+-+A+European+Decl... target="_blank">memoriale</a></strong> sul web di Breivik<br />

Una volta, quando l’asfalto era per definizione «viscido» e la notte «buia e tempestosa», era più facile per chi faceva questo mestiere af­frontare avvenimenti e personaggi che eccedono la normale quotidia­nità. Una volta, quando il luogo co­mune non era ancora diventato un incubo, per fuggire il quale ora ci si avviluppa in altri, più moderni luo­ghi comuni, ci si affidava serena­mente a certi consolidati stereotipi, e il gioco era fatto.

Di fronte a uno co­me Anders Breivik per esempio, l’autore delle due stragi in Norvegia costate un’ottantina di morti e 150 feriti, non ci sarebbe stato neppure un palpito di incertezza. Un caso di «lucida follia», si sarebbe detto. E si sarebbe colto nel segno. Ieri questo dottor Mengele del ventunesimo secolo è comparso da­vanti ai giudici di Oslo che forse lo condanneranno alla fine a 21 anni dicarcere, ilmassimoalqualelagiu­r­isprudenzadiquelPaesesapensa­re per il crimine più efferato. Ci ha messo qualche minuto più del pre­­visto, Breivik, per comparire in au­la, perché l’auto in cui è rinchiuso ha dovuto fendere ali di folla che vo­leva la sua pelle, mentre lui se la go­deva sorridendo estasiato, ma si è poi limitata a tempestare di pugni la carrozzeria dell’automezzo in cui il biondino era ristretto.

Avrebbe vo­l­utocomparireinaulaindivisaetra­sformare il suo banco di imputato in un pulpito dal quale indirizzare un proclama al mondo. Ma i giudi­ci, inorridendo di fronte alla pro­spe­ttiva di uno show mediatico e te­mendo forse di offrire ad altre men­ti bacate un «mostro» da emulare, glielo hanno impedito.«Sì,sono sta­to io », ha ammesso Breivik di fronte al giudice Kim Heger, evocando in maniera obliqua la presenza di al­meno altre due «cellule»di suoi con­fratelli in Europa, «ma non mi sento responsabile».Convinto di aver fat­to solo ciò che era «necessario» per fermare la stolida e acquiesciente «alleanza marxista-islamica» re­sponsabile del declino dell’Europa cristiana. E si scopre che Breivik era stato segnalato ai servizi di sicurez­za norvegesi già a marzo. Mattoperniente, forse, mafanati­co a tutto tondo, Anders è un com­pendio di molte cose.

Nella sua te­sta c’è il mondo virtuale dei warga­mes di ultima generazione, dove i nemici sono bestie schifose da eli­minare urgentemente; c’è una so­cietà futuribile che è stata invasa da «alieni» che hanno le facce scurette e il velo di chi viene dal mondo ara­b­o musulmano e trasformerà certa­mente l’Unione Europea in una «Eurabian Union». C’è soprattutto l’eroismo temerario di Pietro l’Ere­mita, dei Crociati di Goffredo di Bu­glione, di Federico Barbarossa e dei Templari, che andavano a riscatta­re il Santo Sepolcro e a difendere i cristianiinTerraSanta. Breivikvole­va mandare «un segnale forte», col­pendo i laburisti al potere e la loro voluttà «multiculturale».

Che il se­gnale sia stato forte non c’è dubbio. Così forte da stordire quasi suo pa­dre, Jens Breivik, un ex diplomatico orainpensionechevivenelsuddel­la Francia. Jens Breivik, che non ve­deva Anders da 16 anni, stava scor­rendo i giornali su Internet quando la faccia di suo figlio gli si è avventa­ta contro. «Da piccolo- ha ricordato il signor Breivik- Anders era un tipo normale,forse un po’ solitario.Non capisco come mai non si è ucciso an­che lui, dopo aver ammazzato tanti innocenti»,ha concluso a occhi bas­si.

Si cercano eventuali complici (un polacco strigliato dalla polizia del suo Paese aveva solo venduto, senza malizia, si è scoperto, del ma­teriale chimico usato dal fonda­mentalista per fabbricare le bom­be), e si apprende che i ragazzi di­sperati che venerdì, dall’isola della paura, avevanotentatodichiamare la polizia si erano sentiti risponde­re: «Se non è per la bomba di Oslo, riagganciate»... Mentre la Norvegia e gli altri Paesi scandinavi si sono uniti ieri in un minuto di angoscio­s­osilenziopopolatodidomandein­quietanti: come porsi di fronte a quel multiculturalismo che -senza arrivare alla «lucida follia» di An­ders- sta generando un fronte sem­pre più compatto di ostilità?