La nostalgia di Bertone «La Chiesa più rispettata ai tempi di Dc e Pci»

Il Segretario di Stato del Vaticano contro la deriva laicista: «Gramsci non l’avrebbe permessa. A Veltroni chiedo che nel Partito democratico i cattolici non siano mortificati»

da Roma

La Chiesa nel nostro Paese era «più rispettata» ai tempi della Dc e del Pci. Parola del cardinale Bertone, il «primo ministro» vaticano che ha affidato a «Famiglia Cristiana» una sorta di consultivo dell’anno trascorso. L’intervista a tutto campo sarà pubblicata sul prossimo numero del settimanale. Parlando del nostro panorama politico, e delle critiche pesanti di cui è fatta oggetto la Chiesa, il cardinale ha rievocato l’atteggiamento del Pci: «C’era più rispetto. La posizione di Gramsci e di tanti esponenti comunisti verso la religione era ben diversa da quella di certi laicisti attuali, i quali ritengono che un cattolico non possa avere un concetto positivo di laicità. Allora – si è chiesto il porporato – Giuseppe Lazzati, Igino Giordani, Giorgio La Pira, e altre grandi personalità, cos’erano?». Secondo Bertone, «ci sono dei pregiudizi stereotipati, quasi che un cattolico non possa essere un cittadino vero». Il primo collaboratore del Papa ha fatto riferimento anche all’ultimo «incidente di percorso» rappresentato dall’inserimento «di una norma antiomofobia nel decreto sulla sicurezza, argomento del tutto diverso», e che ha portato quasi alla caduta del governo Prodi al Senato per il voto contrario della senatrice teodem Paola Binetti. «La posizione della Chiesa – ha detto – non è partigiana, ma corrisponde al diritto naturale. Il Partito comunista di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, non avrebbe mai approvato le derive che si profilano oggi. Grandi intellettuali comunisti e socialisti che ho conosciuto personalmente avevano una visione laica ma morale, cioè credevano in un progetto morale ed etico autentico».
Il cardinale sottolinea che «la Chiesa è una risorsa anche per la comunità politica italiana» e che «la concezione di laicità opposta a religiosità» è antistorica, come ha affermato nella sua recente visita a Roma il presidente francese Sarkozy: «Sarà mai possibile, anche per i laici italiani, pensare in questa maniera?». Bertone ha quindi rivelato di aver chiesto a Veltroni di dar spazio ai credenti nel Pd: «Ho auspicato che i cattolici non siano mortificati nel nascente Partito Democratico e che ci si ispiri alla tradizione dei grandi partiti popolari, che avevano un saldo ancoraggio nei principi morali della convivenza sociale». «Ci preoccupa soprattutto – ricorda il cardinale – la difesa dei valori della vita, del patrimonio morale e sociale che c’è nel Dna del popolo italiano e che noi presentiamo sempre sotto il profilo della dottrina sociale della Chiesa».
Bertone ha osservato che la politica italiana resta «litigiosa», mentre ha dichiarato di considerare «la posizione più saggia e obiettiva» quella del presidente Giorgio Napolitano che «non cessa di indicare con forza le cose che non vanno», ma anche «valorizza le ricchezze dell’Italia buona, operosa, generosa, morale».
Per quanto riguarda la politica estera, il Segretario di Stato ha confermano lo stallo nei rapporti con Israele, citando l’«atteggiamento negativo verso i membri della Chiesa cattolica» dopo che quest’ultima «ha fatto tanto sia per regolarizzare i rapporti con Israele, sia per migliorare la comprensione dell’ebraismo». Bertone ricorda che i pellegrini di tutto il mondo «contribuiscono ad alimentare nel mondo un’immagine più giusta dello Stato di Israele» e lo «arricchiscono». «Noi ci siamo impegnati in un dialogo intenso, ma purtroppo non otteniamo soluzione a molti problemi concreti: diritti di proprietà, visti, eccetera... Questa è una chiusura che impedisce un’attività serena».
Il segretario di Stato ha infine rivelato che proseguono «aperture e contatti» con la Cina. E ha parlato di progetti nell’ambito dei mass media cattolici per instaurare «sinergie» e unirsi in una «rete» a livello mondiale. Esiste un progetto – ha detto – per collegare l’Osservatore Romano «ad alcuni quotidiani italiani».