Nostalgia del padre

Se Dio (padre) è morto, recita la filosofia dopo Nietzsche, tutto è possibile. Allora però, perché stupirsi se tutto diventa possibile anche nelle scuole, dopo la morte dell’autorità paterna? Estinta ormai da tempo, dopo attacchi concentrici durati più di un secolo, visto che cominciarono a intensificarsi proprio all’epoca della scoperta (o dello slogan) della «morte di Dio». Banalmente: cos’è che impedisce ad un adolescente di trasgredire per divertirsi, o semplicemente per provare l’ebbrezza del potere di farlo? Il sapere che verrà punito. Lo ha riscoperto persino l’iperliberal governo Blair, all’alba del 2007, varando qualche giorno fa una legge dal nome ottocentesco e patriarcale, l’Education and Inspection Act, che autorizza cioè la vecchia e tradizionale attività paterna del sorvegliare e punire: scappellotti e ispezioni, per esempio per sequestrare cellulari impropriamente usati.
Finalmente ci stiamo ripensando, o almeno cominciano a farlo in altri Paesi, meno ideologici e più pragmatici. È difficile capire come la pedagogia e psicologia occidentale abbia potuto infilarsi nel catastrofico «sentiero senza uscita» dell’antiautoritarismo, dopo aver costruito un’intera civiltà sul concetto, e sulla pratica, dell’Auctoritas, la funzione ed il potere dell’auctor, di colui che fa avanzare, fa crescere, fabbrica, fa andare avanti. Il fatto è che l’Auctoritas, l’autorità del far crescere (anche sorvegliando e punendo), a un certo punto è diventata un peccato, una colpa, qualcosa che non si poteva più fare, se non di nascosto. Un maestro della Valle d’Aosta fu cacciato dalle scuole, dopo decenni di attività onoratissima, per aver tirato le orecchie a un bambino che continuava a spenzolarsi dalla finestra, col rischio di sfracellarsi. Si uccise dal dispiacere: ma è solo uno degli infiniti episodi della cacciata dei padri, e soprattutto dell’autorità, dalle scuole italiane.
Gli indegni cortei contro il ministro Moratti, con maestre urlanti che si trascinavano in ostaggio ignari bambini, furono un’altra tappa dello sfacelo. Motore del quale è stato proprio l’odio contro l’auctor, quello che fa, costruisce, e quindi ha autorità. Vale a dire il principio paterno (che può benissimo essere rappresentato da una donna: un ministro capace coraggioso, una professoressa che si impegna, che fa crescere, e non regredire). Una figura di cui questi ragazzi scellerati e sfortunati hanno anche una grande, non sempre inconfessata, nostalgia. Che manifestano anche filmando e spedendo su YouTube le mascherate degli altri maestri, quelli che padri non sono per niente, che vogliono fare gli amiconi e i fratelloni, che si travestono da sceicchi o da starlettes, e vengono subito impietosamente puniti, con le loro gesta filmate su Internet.
La nostalgia di padri, e maestri veri, la nostalgia dell’autorità, questi ragazzi la manifestano anche in un altro modo. Infatti, l’autorità ti guarda, per vedere cosa fai, per sorvegliare le tue stupidaggini, che non diventino troppo pericolose. Ed è anche perché questi ragazzi non li guarda più nessuno, e maestri e genitori girano la testa dall’altra parte, che loro vogliono disperatamente farsi vedere. E mandano i loro filmati su Internet. Bravata ed esibizionismo, certo. Ma anche, e soprattutto, grido d’aiuto: guardateci come siamo ridotti, svegliatevi, fate qualcosa. Smettetela di pensare che noi si possa crescere senza indicazioni, senza norme. Senza padri.
Non i padri falsi de «L’occhio blu me l’ha fatto mio padre», come diceva la ragazzina sui manifesti che hanno ricoperto Brescia a cura delle Pari opportunità locali. E neppure quel padre separato su tre che all’inizio della separazione viene accusato dalla moglie di molestie sui figli, accusa poi lasciata cadere nel 99% dei casi, una volta sistemata la parte economica. Quelli sono i padri della propaganda antipaterna, quella che ha cancellato ogni paternità, ed ogni autorità nelle nostre scuole. No, i ragazzi hanno nostalgia di padri-maestri veri. Quelli che insegnano ai maschi la differenza tra la forza, che va benissimo, e la brutalità, che fa schifo. Quelli che ricordano alle ragazze che valgono troppo per buttarsi via con una lap dance sulla cattedra. Poveri oggetti sessuali per maschi rincretiniti dalla cannabis fornita liberamente sotto la scuola, nelle dosi liberalizzate dalla ministra.
Claudio Risé