La nostra Algeria

Vogliamo esportare la democrazia ma non siamo capaci di mantenerla in Calabria. Tra custodi del garantismo e religiosi dell’antimafia non c’è scontro che non abbia fatto il suo tempo, tra destra e sinistra non c’è schermaglia che possa nascondere come giudici e Forze dell’ordine in queste condizioni non possano far nulla. Forse non è addirittura il caso di invocare una militarizzazione di tipo israeliano come ha fatto il Foglio, ma in Calabria la prospettazione di una soluzione di tipo marziale non può più essere un tabù: qualcosa che vada oltre quelle norme emergenziali ormai ordinarie che rischiano semmai di ripercuotersi sulla società civile. Ogni legislazione tesa a istituzionalizzare la zona di contiguità tra mafia e politica, in Italia, ha prodotto solo mostri giuridici: perché non esiste una mafia buona da convertire rispetto a una cattiva da reprimere. Anni fa, in un libro, Francesco Cossiga disse che la mafia militarizzata si può sconfiggere solo con il terrorismo di Stato. Lo chiamò così. Prese a esempio la strategia attuata dai francesi per sconfiggere il terrorismo durante la guerra d’Algeria: per difendersi potevano praticare il controterrorismo senza intaccare quel sistema di garanzie repubblicane di cui la Francia restava custode. «In Italia ­ disse Cossiga ­ non avrei mai potuto né voluto adottare una simile soluzione». Ma oggi?