LA NOSTRA CHIESA FUORI DAGLI SCHEMI

Il mondo giornalistico genovese non è mai stato né filo curiale né molto addentrato sulla vita della Chiesa. Ma si riesce a cogliere in tale panorama anche lo sforzo di capire e la disponibilità a giudicare in modo non necessariamente superficiale e presuntuoso. Si tratta di una sensibilità non di rado riscontrabile e soprattutto apprezzabile. C’è anche chi però, sempre in tema ecclesiale, non riesce a venire fuori da schematismi preconcetti e da confusioni personali del pensiero.
Ci riferiamo in particolare alle reiterate prese di posizione di articolisti de il Giornale, i quali sono soliti dividere il mondo, la società e la Chiesa tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti: ora dimostrando coraggio, ora con veri eccessi di parzialità. Quando questo schematismo, ed è quasi sempre così, viene usato in riferimento agli ambienti ecclesiali, non possiamo ogni volta tacere su tali parzialità. La Chiesa sa essere capace di cogliere ed apprezzare il bene che è su tutti e due i versanti ed ha il coraggio di riprovare gli errori che non si manifestano mai solo da una parte.
In particolare, dopo aver letto quanto scritto da Peppino Orlando, sul citato quotidiano, circa il recente convegno sul Cardinale Siri, non possiamo non ricordargli che i tempi sono cambiati, che tanti muri sono caduti e che nella nostra Chiesa genovese, pur carica di umane fragilità, quelle divisioni schematiche cui egli si riferisce - «Chiesa divisa in città divisa» - non esistono e quindi non appassionano i preti, attenti invece a ben altre urgenze. È tale, infatti, la fatica pastorale, e così coinvolgente, da non lasciar loro il tempo per discordie intellettuali. Il confronto poi sulla bontà del loro ministero non usano farlo con il dualismo «destra-sinistra», ma semplicemente con il Vangelo.
Sono talvolta stanchi, ma non divisi; sono in pochi e per questo solidali; hanno diverse interpretazioni pastorali, ma prevale la fraternità sacerdotale; hanno poco tempo per studiare, ma rifuggono dalla superficialità e dagli integralismi; sanno delle proprie responsabilità e limiti, quindi coinvolgono e apprezzano il laicato; hanno avuto Siri, poi, i suoi successori: dialogano, discutono, mugugnano. Ma i preti ubbidiscono. E amano i loro Vescovi. Questa è la Chiesa genovese.
*direttore de Il Cittadino