«Nostra figlia è ancora viva Vi imploriamo: liberatela»

Yara, trentatreesimo giorno dalla scomparsa. Notizie: nessuna. Missing, sparita nel nulla senza una traccia, senza un vero indizio per trovare chi l’ha «rubata» in una fredda sera di fine autunno in quel di Brembate. La fiammella tenue della speranza provano a tenerla accesa i genitori. Ieri, per la prima da quel maledetto 26 novembre, hanno parlato pubblicamente. Un paio di minuti per implorare pietà. Per chiedere che quella lora ragazzina di tredici anni, possa tornare nella sua casa color rosso mattone. «Ridatecela, Perchè noi crediamo e siamo convinti, come le forze dell'ordine, che Yara sia viva». Fulvio e Maura Gambirasio, i volti appassiti da un un mese di passione, tentano anche l’ultima, disperata strada dell’appello «per non lasciare nulla di intentato e sensibilizzare chi sta trattenendo nostra figlia affinchè capisca la situazione».
«Siamo una famiglia semplice - dice Fulvio Gambirasio - e da un mese ci stiamo ponendo innumerevoli domande sul chi, il cosa, il come, il dove, il quando e il perchè ci sta accadendo tutto ciò. Non cerchiamo risposte, non chiediamo di sapere, non ci assilliamo per capire, non vogliamo puntare il dito verso qualcuno. Desideriamo solo immensamente che nostra figlia faccia ritorno nel suo mondo, nel suo paese, nella sua casa, nelle braccia dei suoi cari». Trattiene a stento le lacrime papà mentre Fulvio leggendo il comunicato scritto su due fogli a quadretti e approvato la sera prima da polizia, carabinieri e Procura. «Noi imploriamo la pietà di quelle persone che trattengono Yara, chiediamo loro di rispolverare nella loro coscienza un sentimento d'amore; e dopo averla guardata negli occhi, gli aprano quella porta o quel cancello che la separa dalla sua libertà. Noi vi preghiamo, ridateci nostra figlia, aiutateci a ricomporre il puzzle della nostra quotidianità, aiutate a ricostruire la via della nostra normalità».
Una mossa concordata con chi segue l’indagine o solo, e semplicemente, il disperato tentativo di smuovere il cuore di chi sa? Gli investigatori tacciono. Ermetici, impenetrabili. Come fossero in attesa della preda. «Noi abbiamo ben seminato, ora aspettiamo un passo falso da parte di chi si è portato via la ragazzina», aveva detto nei giorni scorsi uno di loro. Ma i tempi, non sembrano maturi. Almeno cinquecento persone interrogate, mezzo paese sotto controllo, intercettazioni ambientali varie, con oggi, ci lasciano trentatrè giorni di mistero. In cui non si capisce se cercare una persona ancora viva.