«La nostra filosofia? Qualità nella tradizione»

Thierry, ginevrino, classe 1970, incarna la quarta generazione degli Stern alla guida della più prestigiosa manifattura d'orologi: la Patek Philippe. Oggi Thierry è il vicepresidente, posizione raggiunta dopo una lunga gavetta. «Dopo la scuola commerciale e quella d’orologeria», racconta,«sono stato per quasi due anni in Germania presso uno dei nostri più importanti concessionari, poi altri due anni li ho trascorsi nella nostra filiale di New York. Al ritorno in Svizzera, ho fatto pratica negli Ateliers Reunis, il vecchio edificio che ora è diventato la sede del nostro museo, dove fabbricavamo casse e bracciali. Un'esperienza fondamentale perché ho assistito ai cambiamenti produttivi, imparando sia come si deve lavorare, praticamente a mano, con le vecchie tecnologie, sia con i nuovi macchinari a controllo numerico».
Tra i vari compiti di Thierry vi sono le decisioni relative alla creazione dei modelli e alla parte commerciale e ciò comporta viaggi continui per visitare i punti di vendita e ribadire i valori della Maison. «La Patek Philippe», dice, «compie un percorso da sempre molto lineare: nessun repentino cambiamento e l’applicazione costante su quello che sappiamo fare meglio, cioè orologi e movimenti della più alta qualità». Quando è entrato a far parte dello staff dirigenziale suo padre che cosa le ha raccomandato per prima cosa? «Il rispetto della nostra tradizione», risponde, «e il rispetto dei clienti e dei concessionari». Sempre in tema di orologi, quale è la cosa che oggi nel settore la delude di più? «La decadenza dei valori storici del marchio Swiss Made, un vero danno non solo per l'industria svizzera in generale, ma anche per chi, come noi, produce ancora tutto in casa e secondo i canoni classici».
G.N.