«La nostra lotta ai clandestini è prigioniera dei magistrati»

Il principio era semplice: chi viene in Italia per restarci deve avere un lavoro e se entri da clandestino commetti un reato. La Bossi-Fini era la risposta all’utopia del «c’è posto per tutti». Era un modo per non creare una guerra tra poveri. Era l’idea di aprire le porte del Paese alle masse disperate degli emigranti ma con giudizio. Tenere fuori i delinquenti e dare una cittadinanza vera, reale, a chi lascia la propria terra. Non esistono leggi perfette. Ma quella svolta anti retorica era una risposta politica a un evento storico difficile da gestire. Era il 2002. Qualcosa non ha funzionato. Ecco cosa racconta il vice ministro alle Infrastrutture Roberto Castelli: «La legge non è mai piaciuta ai magistrati e hanno cercato di demolirla ogni volta».
Qualche esempio?
«In questi anni ne ho visti a decine. Giudici che non hanno applicato la legge perché il clandestino era troppo povero per tornare a casa, clandestini salvati dal loro orientamento sessuale».
Ma non le sembra riduttivo dare la colpa ai magistrati?
«Ma è la realtà che lo dimostra. C’è stato un caso in cui il magistrato ha assolto un ladro perché agiva per stato di necessità. Davanti a questa enormità è stato chiesto il parere del Csm. Risultato? “Il giudice ha giudicato secondo la propria coscienza”. E quindi ecco spiegato il potere in Italia chi lo gestisce. Ripeto: se qualcosa non ha funzionato è colpa dei giudici, non della legge».
Quali sono i limiti di questa legge?
«Glielo dico francamente: i decreti di espulsione dipendono dalla magistratura. Un cane che si morde la coda. È questo il grande limite costituzionale che non siamo mai riusciti a superare. La decisione torna al magistrato di turno. Insomma si torna al via, proprio come al Monopoli».
Lo stesso Fini ne ha da tempo preso le distanze. Come se lo spiega?
«Oramai sarebbe più giusto chiamare questa legge Bossi-Bossi. È da tempo che Fini ha virato a sinistra. Le sue posizioni sono più nette dei politici di centro. Ma intendiamoci, cambiare idea è legittimo, quello che non trovo corretto è farlo a metà legislatura».
Come si può risolvere quest’ultima emergenza?
«Noi della Lega da tempo diciamo che questo dell’immigrazione non è un problema solo italiano. L’Ue deve intervenire e lo deve fare su tre piani: organizzativo, distribuendo gli immigrati tra i vari Paesi; diplomatico, cercando accordi con i governi di provenienza dei clandestini ed economico. Non dimentichiamo che ogni clandestino ci costa moltissimo al giorno».