È nostra la paternità del primo orologio

di Fabrizio Rinversi

Enrico Morpurgo, uno dei nostri più illustri esperti di orologeria, si è sempre battuto per dimostrare la paternità italiana del primo orologio da persona della storia producendo documenti e testi che confutassero il primato dell'«Uovo di Norimberga» di Peter Henlein, successivo al 1500. Un esempio probante è costituito da un sonetto in cui Gaspare Visconti, amico di Leonardo e di Bramante, paragona un'amante a un orologio, e nella cui allocuzione introduttiva cita testualmente: «Si fanno certi orologi piccoli et portativi, che con poco d'artifizio sempre lavorono, mostrando le ore et molti corsi de' pianeti et le feste, sonando, quando el tempo lo recerca». Solo per dire che quanto dimostrato dall'Italia in passato, in termini di creatività, capacità e intuito è ancora vivissimo ai nostri giorni.
A cominciare dal timone di un colosso straordinario come Rolex, in mano a Gian Riccardo Marini, o ancora Barbara Monti e Mario Peserico, rispettivamente managing director e ceo di una Maison di prestigio come Eberhard & Co., prossima ai 130 anni di attività, per proseguire con Michele Sofisti, ad di Gucci Timepieces e del gruppo Sowind (Girard-Perregaux e Jeanrichard), che un altro italianissimo, Gino Macaluso (scomparso nel 2010) ha creato e fatto crescere. Lo stesso può dirsi di Mario Boiocchi che nel 1976 ha dato vita alla Paul Picot a Le Noirmont (Svizzera), di Italo Fontana e dei suoi U-Boat, modelli militari contemporanei ricercati nelle soluzioni strutturali e nel design, di Riccardo Zannetti, romano, artigiano famoso per le sopraffine lavorazioni a smalto sui quadranti.
Sul fronte multinazionale, non si può sottovalutare il riconoscimento delle capacità gestionali di Paolo Marai, presidente di Timex Group Swiss Luxury Division e ora anche di Timex Business Unit, dunque diviso tra brand fashion-chic come Versace, Versus e Salvatore Ferragamo e l'avanguardia tecnologica di Timex (il cui direttore creativo internazionale è Giorgio Galli). Esempi di virtuoso italian style, la cui sublimazione è costituita da due firme storiche come Panerai e Bulgari. La prima, frutto del disegno strategico di Franco Cologni e del manager di Angelo Bonati, basato su una storia eccezionale e su un concept esclusivo, di alta qualità e sempre più manifatturiero (nell'ambito del gruppo Richemont). Bulgari, invece, gioielliere per definizione, è impegnato da molti anni per acquisire la totale credibilità di Maison d'Alta Orologeria, grazie al contributo di Guido Terreni managing director della Watch Division e Fabrizio Buonamassa Stigliani, senior director del Watches Design, che sulla collezione «Octo», dice: «Un maschile che non si può confondere con nessun altro, studiato, pensato, disegnato e costruito nei nostri laboratori. Ora che abbiamo adattato anche complicazioni sofisticate, sviluppate ed eseguite in-house, come il tourbillon extrapiatto, non so cos'altro dobbiamo fare per dissipare i dubbi». Forse nulla, per la gioia del ceo Jean-Christophe Babin, vero estimatore dell'Italia.