La nostra piccolissima truppa tra sci, pattini e snowboard

Schieppati e Tagliaferri, ma le speranze sono nella coppia Margaglio-Fusar Poli

Claudio De Carli

È vero, sono scesi quasi quaranta centimetri di neve in 36 ore con seri pericoli di allungarsi a pelle di leone anche in cucina, ma di fiocchi a Milano se ne vedono pochi. Diciamo che il tutto non è propedeutico a far nascere campioncini sugli sci, di medaglie in tanti anni di Olimpiade se ne sono viste poche da queste parti, anzi pochissime: «Be’... io da Milano sono dovuta scappare - confessa Maria Rosa Quario, ex atleta della valanga rosa -. È difficile pensare che Milano possa dare il suo contributo, le Olimpiadi invernali sono territorio per gente che vive in altri posti. Si devono fare molti sacrifici, sempre lontano da casa, io andai a Courmayeur, la Claudia Giordani al Sestriere».
In verità Ninna, come la chiamano gli amici, dice sottovoce che un talento non ha bisogno di trovare la neve fuori dall’uscio di casa, ma certo aiuta: «E poi sciare costa, più che una scelta a volte mi sembra una moda. Vedo ragazzini che arrivano a Courmayeur con la famiglia, magari hanno anche l’impostazione giusta per farsi avanti ma dai genitori non trovano molti incoraggiamenti. I miei figli sciano, ma è normale con una mamma così. Federica, 15 anni, lo scorso anno ha vinto il titolo allievi e ha già esordito in coppa Europa in Super G. Davide, 12 anni, adesso è fermo, si è rotto una gamba».
In attesa che i due campioncini raggiungano le vette di mamma, ci resta un contingente milanese molto esiguo ma chissà che proprio da uno dei nostri non esca la sorpresa: «Per esempio da Alberto Schieppati nel Gigante - dice subito la Quario -. Proprio Gustav Thoeni l’altro giorno ne parlava molto bene, lo ritiene fra gli outsiders più convincenti. Alberto è uno tosto, in allenamento va come un fulmine ma poi in gara spesso cade. È un ragazzo in gamba, uno che se non dovesse sfondare nello sci riuscirà sicuramente in un altro settore». Un’altra sorpresa potrebbe esserlo il giussanese Tommaso Tagliaferri, da sei anni nel giro dello boardercross, velocità, gobbe, acrobazie, ultimo grido dello snowboard in versione quattro folli: «Loro si divertono, ma sono gare senza pronostico, una volta arrivi primo, un’altra non arrivi proprio. Tommaso ha fatto buoni risultati in coppa del Mondo, ma questa specialità è un terno al lotto, dipende da quale posizione parti, fai un ottimo salto ma poi magari ti arriva una gomitata e sei fuori, oppure quello davanti cade mentre sei in rimonta. Ma lui è sicuramente fra i primi dieci al mondo».
Siamo in zona medaglie? «Con Barbara e Maurizio sì, loro in questo momento valgono molto. Sono stati a lungo lontano dalle gare, ma sono rientrati e hanno vinto subito gli Assoluti. Maurizio Margaglio ha continuato a pattinare, a Barbara Fusar Poli è tornata la nostalgia dopo la sosta forzata per la maternità. Hanno il peso di un bronzo vinto a Salt Lake, ma delle coppie che li hanno preceduti nelle Olimpiadi di quattro anni fa, non c’è più nessuno in attività, il giro è cambiato. Adesso ci sono i cannibali russi Navka-Kostomarov che stanno raccogliendo tutto e di più. Barbara dice di non temerli. Io temo la sua mise, a Salt Lake Maurizio scivolò dopo aver messo la lama sulla coda del suo costume: Barbara, ti prego, mettiti qualcosa di più semplice per la gara».