"La nostra seconda vita insieme. Giochiamo a carte e litighiamo ma la solitudine non c'è più"

Con le nonne vivono anche alcune studentesse

da Trento

La casa è al centro di una conca circondata dalle montagne. Respira aria di neve e di alte quote, ma si trova appena a dieci minuti a piedi della città. Da qui partono alcuni sentieri escursionistici, ma c'è anche la chiesa a due passi. A portata di piedi anche per chi ha più di novant'anni e vive nella casa comune di località La Vela. Casa alla Vela è una piccola comunità a Trento di co-housing, un sistema di abitare condiviso, formata da anziane e studentesse insieme. Soltanto donne. Dai 24 ai 97 anni.

Non si conoscevano prima di entrare qui. Ora, a parte la stanza che è il mondo personale di ciascuna, dividono ogni altra cosa e soprattutto il tempo, quando ne hanno voglia. Tre piani più mansarda, una terrazza grande e una più piccola con l'orto, è sede anche di incontri e di feste: almeno una per ogni compleanno delle ospiti, ma poi ci sono le feste comandate, la festa della donna, e ogni occasione è buona. Nel 2015 questa piccola realtà trentina è stata inserita dall'Unece (Comissione economica per l'Europa delle Nazioni unite) tra le undici migliori «buone pratiche» a livello europeo nel settore delle politiche sociali.

A pranzo ci accolgono in sei più Olga, l'assistente fissa, e due responsabili della cooperativa Sad che gestisce la casa. Le ospiti anziani sono sette (una è in «trasferta» a Milano con la figlia) più tre studentesse. Le commensali hanno mediamente tutte più di novant'anni ma sono in buona forma, e, soprattutto, in buona compagnia. Sono diventate una famiglia, con la libertà assoluta, per chi è più indipendente, di tornare a casa ogni tanto, per ritrovare i propri spazi. Lo fa per esempio Luigina, seduta a capotavola, lucana emigrata in Svizzera e ora qui a Trento a parlare del Quartetto Cetra con le altre. Luigina ogni due o tre settimane ha bisogno delle sue cose, del suo spazio completamente autonomo. «Torno, do una spazzatina e sto lì». Si sente la mancanza delle altre? «Un po' sì e un po' no, perché ho tanto da fare eh!». E qualche volta torna con in dono il limoncello fatto in casa.

LA PRIVACY

A Casa alla Vela, comunque, lo spazio non manca. Ogni ospite ha la sua stanza. Arredata come se fosse una camera di casa, con letto grande o piccolo a seconda delle richieste di ciascuna, con ricordi, fotografie, molte fotografie, tutto quello che occorre per la vita privata, e soprattutto molta luce, che è la caratteristica di questa casa. Luce in cucina, nelle stanze e in mansarda. A pranzo, a cena, al pomeriggio per giocare a carte, c'è poi la vita pubblica, con le altre. Tra risate, dispetti, amicizie e bisticci, perché questa è una comunità a tutti gli effetti. Con la particolarità che la sera arrivano anche le ragazze, dopo l'università: Rita, Anita e Valeria. Vittoria è l'unica delle ospiti «grandi» a dividere il piano, l'ultimo, con loro. Le altre sono distribuite sugli altri piani. Le vicine di stanza si chiamano per la colazione, in due vanno sempre a fare la passeggiata del mattino. Sono Olga e Luigina. Non affrontano i sentieri del Cai, ma raggiungono la piazza, la chiesa della Vela. Infilano in tasca qualche pezzo di pane da lasciare ai passeri e partono.

Ognuna coltiva i suoi hobby. Adriana, che era maestra, ha orchidee e un gelsomino. Marta è la vera artista. La sua specialità sono le composizioni con i tovaglioli di carta, deliziosi. È stata per nove mesi in casa di cura, ma non ne vuole parlare. Le salgono le lacrime agli occhi. E allora si torna a parlare di giochi, carte soprattutto.

I PASSATEMPI

«La solitudine può essere devastante per l' anziano», spiega Daniela Bottura, a capo della cooperativa, «invece qui ognuna di loro ha la sua stanza, si legge il suo libro, guarda la televisione, si fa i suoi pianti magari, ma sa che, uscendo dalla porta, troverà sempre qualcuno». Quando una delle ospiti sta poco bene, tutte si preoccupano. È chiaro che ci si osserva molto l'un l'altra, ma come si farebbe in un vero nucleo familiare. Il tavolo è grande e può ospitare fino a dodici persone. A sinistra i mobili della cucina con il frigorifero, a destra due poltrone e l'angolo dell'albero di Natale quando è la stagione. Al di fuori, un corridoio conduce a una sala comune con divani e tv, ma è la grande cucina il cuore di Casa alla Vela. Olga serve in tavola gli gnocchi. Il menù viene sempre deciso insieme. Se qualcuna vuole pane caldo, lei si volta senza nemmeno alzarsi dalla sedia, e via il pane nel fornetto. Si accenna al prossimo compleanno di Silvana, che di anni ne farà novantaquattro, ma non dice quando. Non perché non se lo ricordi, ma insomma, non per forza si deve festeggiare. Chi vuole lo fa, chi no, no: la possibilità di starsene per conto proprio e la prima delle libertà della casa.

Silvana è l'unica ad abitare al piano terreno: «Sono la prima a fare colazione verso le cinque, le sei. Poi sto molto in camera». Lì ha le foto della nipotina di sedici anni, dei figli che non ci sono più, ne ha persi due giovani, del marito. È più solitaria di altre. Grande lettrice, giocatrice di cruciverba. In passato una passione per il pattinaggio su ghiaccio, quando «si pattinava in piazza Venezia», a Trento. È ragioniera, avrebbe voluto studiare all'università.

Vittoria, invece, non si perde un'uscita del pomeriggio, anche se all'inizio dice sempre di no. «Come per il cibo», la prende in giro Daniela: «Prima dici che ne vuoi mezzo, poi un altro mezzo, e un altro ancora, e alla fine ti spazzoli tutto!». Nella casa va tutti i giorni un animatore, che con regolarità trasferisce le ospiti al centro diurno di Trento, dove si gioca a carte o si partecipa ad attività artistiche o di animazione. Le assistenti rimangono 24 ore su 24. Sono due e si alternano. Si occupano di cucinare, di tenere in ordine la casa, e qualche volta di assistere nell'igiene quotidiana. Le anziane sono comunque tutte autosufficienti.

L'AIUTO

La mattina la regola della casa è l'indipendenza. Ognuna si sveglia all'ora che vuole, fa colazione quando vuole, e senza che l'assistente sia per forza presente. Olga è specializzata nella cucina di dolci senza o con poco zucchero. Perché bisogna stare attente al diabete. Anche le pastigliette sono un appuntamento condiviso. I piccoli e grandi acciacchi. I gusti, le preferenze sui gelati, che non vengono però serviti tutti i giorni. L'acquavite nel caffè.

«Finché c'era la possibilità dei voucher (i buono lavoro, ndr) - spiega ancora Bottura - le studentesse facevano qualche lavoretto. Ora si dedicano comunque agli esercizi di ginnastica passiva per le anziane». Ma lo scambio è reciproco. Se salta un bottone o c'è bisogno di un orlo, ci sono varie nonne pronte a intervenire. La filosofia è quella di mettere a disposizione delle altre i propri talenti. La Casa è comunque molto popolata anche di ospiti esterni. Per Natale e Pasqua si riempie di parenti, figli, nipoti. Ma anche durante la settimana c'è chi si ferma ai pasti. In occasione delle feste, si balla moltissimo. Ballo liscio e tanto tango.