Nostra Signora di Budapest

Il famoso califfato era una specie di impero totalitario che poteva permettersi quando voleva di mobilitare centinaia di migliaia di uomini per lanciarli contro i cristiani. Questi ultimi, gente libera (e per giunta sprovvista di schiavi), dovevano ogni volta mettersi d’accordo (e trovare i denari, perché le guerre costano). Caduta Costantinopoli nel 1453, i turchi risalirono i Balcani e in pochi decenni presero anche Budapest. Qui, i cristiani sottrassero alla profanazione una statua della Madonna di Loreto e la murarono nel castello di Buda. Quella statua rimase lì occultata per centoquarantacinque anni. Nel 1686 gli imperiali e i polacchi, dopo aver liberato Vienna dall’assedio islamico, sempre sotto la guida del b. Marco d’Aviano investirono Budapest. Ma l’assedio era particolarmente difficile e la situazione entrò in stallo. Ricominciarono i soliti litigi tra i capi nel campo cristiano e il francescano, scoraggiato, temette di dover abbandonare l’impresa. Invece, nel corso dell’ennesimo assalto, un’esplosione fece crollare un muro e apparve la statua della Madonna. Intatta, lustra e lucente come se fosse stata appena spolverata. L’evento fu interpretato come miracoloso e, sulla scia del ritrovato entusiasmo, i cristiani investirono la città e la presero di slancio. Dopo un secolo e mezzo, la capitale ungherese tornava cristiana. Naturalmente non finì lì, perché il famoso califfato aveva l’ostinata intenzione di sottomettere alla mezzaluna il mondo intero. Smise solo (e momentaneamente) quando cominciò a buscarle di santa (sarà il caso di dirlo?) ragione.