Nostra Signora del Conforto

A partire dal primo giorno di febbraio del 1796 la città di Arezzo fu scossa da ripetuti terremoti. L’aria si era fatta caliginosa e le acque del fiume Arno ribollivano giallastre. Tutto questo durò fino al giorno 15. Fin dai primi giorni, poiché i tremori non cessavano, il vescovo Niccolò Marcacci aveva invitato la popolazione a pregare e far penitenza. Scrive Franco Cristelli sugli Atti della Accademia Petrarca (LXVI, Arezzo 2004) che il giorno 15 una modesta immagine di maiolica raffigurante la Vergine si produsse in un miracolo. Stava esposta in una piccola rivendita di vino appartenente agli Eremiti Camaldolesi ed era tutta sporca, annerita e affumicata dal fumo delle lampade. Ma quel giorno diventò, sotto gli occhi della gente, pulitissima e circondata da un alone luminoso e dorato. Subito si sparse la voce e accorse il popolo. I terremoti cessarono immediatamente e si gridò al miracolo. Poiché nei giorni seguenti si registrarono alcune guarigioni inaspettate, il vescovo ordinò una rigorosa inchiesta. Del resto, lo stesso Marcacci era stato testimone dell’evento. In piena notte, facendosi largo tra la folla, si era avvicinato all’immagine e, visto il miracolo, era stato preso dalla commozione. L’inchiesta appurò la veridicità del fatto soprannaturale. Più di diecimila persone, molte delle quali venute anche da fuori città, presero parte alla solenne processione che condusse l’immagine miracolosa nella cattedrale. Da allora essa fu chiamata Madonna del Conforto. Levandola come insegna, nel 1799 gli aretini insorsero contro gli invasori napoleonici.