Nostra Signora di Crema

1490. Caterina degli Uberti stava scappando da Crema e da suo marito, Bartolomeo Contaglio. Questo, mercante di stoffe, disprezzava la moglie. Riteneva insufficiente la dote ed era in bolletta (nonché bandito da un’altra città per omicidio). Caterina, con le sue poche gioie sotto il braccio, voleva rifugiarsi dal fratello ma il marito la raggiunse a cavallo. La caricò a forza e la portò nel bosco. Qui la buttò per terra e le strappò il cofanetto. Poi, sguainò la spada e colpì. Le troncò una mano ma, per la furia, la spada si spezzò. Allora cercò di finirla col pugnale. Poi scappò, lasciandola agonizzante. Caterina pregò la Vergine di poter morire coi sacramenti. Apparve una donna vestita in modo dimesso e l’emorragia cessò. La donna sorresse Caterina fino a un casolare, dove la affidò agli abitanti. Questi avvertirono la sua famiglia. Vennero i medici e il giudice, e Caterina potè raccontare tutto. Venne anche il prete e la sfortunata ragazza potè morire con i sacramenti come aveva desiderato. I medici non riuscirono a spiegarsi come avesse potuto sopravvivere tutto quel tempo. Il marito fu condannato a morte ma non lo si trovò mai più. Caterina venne sepolta in contrada Novelletto e sul luogo fu piantata una croce. Un mese dopo, un ragazzino infermo pregò la Madonna davanti a quella croce e si ritrovò guarito. Scrive Joachim Bouflet nel suo Apparizioni mariane antiche e moderne (San Paolo) che sul posto fu eretta una cappella con una immagine mariana. Che pianse. Qualche giorno dopo mosse gli occhi (lo fece di nuovo nel 1869, davanti a medici e giornalisti).