Nostra Signora di Savona

La mattina del 16 marzo 1536 il contadino savonese Antonio Botta uscì di casa per recarsi a lavorare nella sua vigna in località San Bernardo. Non era ancora arrivato quando, sul sentiero, vide di colpo sprigionarsi una luce sfolgorantissima. Al centro della luce stava una figura femminile che parlò, dicendo di essere la Vergine Maria ed esortandolo alla preghiera e alla penitenza. Il contadino, che inizialmente era stato preso da grande spavento, subito si rassicurò e, dopo la scomparsa della Madonna, andò a riferire tutto ai suoi compaesani. Questi lo ascoltarono con interesse, ma lì per lì la cosa non ebbe seguito. Epperò l’apparizione si ripetè. Scrivono Gottfried Hierzenberger e Otto Nedomansky nel loro Dizionario cronologico delle apparizioni della Madonna (Piemme) che, infatti, qualche settimana dopo, il medesimo contadino rivide la Vergine, questa volta apparsagli seduta sopra una grande roccia che sovrastava un ruscello. In quell’occasione la Madonna gli parlò della misericordia divina e di quanto fosse necessario che la gente si convertisse sul serio per evitare afflizioni e disgrazie. Alla fine di tutto, l’uomo, tornato indietro, si limitò a raccontare in giro quel aveva visto e udito e, stranamente, venne - adesso - subito creduto, tanto che i savonesi si misero d’impegno a costruire una chiesa sul luogo delle apparizioni. Tutto qui. Vorrei ora, visto che c’è spazio, tornare a segnalar libri: Giuseppe Mazzanti, Eresia e delitto (Pendragon) e Floriana Rocchetta Stefanelli, Come breve è una vita per amare (Alberti & C. Editori). Sono due bei romanzi.