«Le nostre notti in metrò, così sfidiamo l’Atm»

Punti deboli: le stazioni di superficie della linea due

Andrea Indini

Notte fonda, Milano è un deserto. Metropolitane sbarrate. Poche auto sfrecciano lungo le strade. Un furgone parcheggia al ciglio del marciapiede e quattro ragazzi si avvicinano furtivi alle inferriate della fermata di Pasteur, linea uno della metropolitana. Non sono le telecamere né la presenza dei vigilantes a fermare i writer milanesi: la fitta rete della metropolitana rimane il posto maggiormente preso d’assalto. «Non è difficile entrare: alcuni cancelli possono essere forzati con il solo peso del corpo, altri si aprono con qualche calcio o possono essere forzati. Non sono molti, non si entra dappertutto, ma non vi dico da dove partono le nostre incursioni notturne». Parola di «esperto»: violare di notte la sicurezza della metropolitana non è impossibile, nonostante le misure anti-terrorismo.
Cappuccio tirato sul viso e bombolette nascoste nelle ampie tasche dei pantaloni, comprati volutamente di tre o quattro taglie più grandi. Non ha un volto, non ha un nome, solo una tag, una sigla di riconoscimento, Jafar. Ha poco più di 17 anni e fa parte di un gruppo di writer (crew, in gergo) molto attivo, i Gb Clan Quarto. Lo accompagna un suo amico, Wis, 18 anni. Sfidano in continuazione i sistemi di sorveglianza installati nelle metropolitane e nei depositi Atm. Raccontano dove e come entrano in azione beffando la sicurezza. «A Pasteur e Sesto ci sono le jard migliori», spiega Jafar. La jard è «un posto collaudato, dove siamo sicuri che è possibile lavorare senza troppi problemi». Ogni gruppo ha le proprie ed «è bene rispettare le zone».
Entrare nei depositi e nelle gallerie della metropolitana «per noi è una continua sfida e non saranno le nuove misure di sicurezza a fermarci»: cancelli forzati, ingressi nelle gallerie del metrò nei punti in cui esce in superficie, tombini aperti, ecco i sistemi usati. Dopo la storia della copia delle chiavi finita in mano a baristi, edicolanti e imprese di pulizia, i writer. Specialisti in incursioni che potrebbero trovare «imitatori» più pericolosi. Giusta dunque la preoccupazione di Atm, amministratori e forze dell’ordine di modernizzare al più presto il dispositivo di sicurezza e di estenderlo a tutti i punti deboli della rete. «Adesso è più difficile: dopo gli attentati di Londra sono aumentati notevolmente i controlli», ammette Wis. Così aumenta la posta in gioco.
I writer sanno muoversi. Conoscono quali fermate hanno cancelli difettosi. Basta una spallata per aprirli. «Anche i tombini sono una buona entrata - continua Jafar -: alcuni sono aperti e basta sollevarli per entrare». A Cimiano e Crescenzago, dove la linea 2 sale in superficie, «è possibile entrare nei tunnel senza essere visti». Il momento migliore per agire è quando i vagoni non circolano più: raggiunti i depositi i writer lavorano indisturbati. Con un rullo danno il colore base (o pienone), poi si passa allo sfumato, ai giochi di colore e all’outline (o bordo). «Se hai abbastanza tempo fai anche i flash, cioè ti immagini una luce che illumina il tuo pezzo da destra o sinistra». Le jard migliori sono quelle dove è possibile fare i bag jump e i bombing. «Il primo si fa a treno in corsa: quando arriva alla fermata - spiega Jafar - sai che hai circa tre minuti per attaccarlo. La bravura del writer sta nel farlo il più velocemente possibile». I bombing invece sono «pezzi bombati da fare nel giro di cinque minuti: i writers più bravi ne disegnano tanti in poco tempo». Nessuno dice niente. «La gente ha paura, è sera tardi e ha solo voglia di andare a casa», spiega Wis. E il personale dell’Atm? Ma Wis non risponde, lascia cadere il discorso. Anche i depositi di autobus sono spesso presi d’assalto dai graffitari. In viale Sarca «ce n’è uno che ha il muretto basso: ci avviciniamo con un furgoncino e lo scavalchiamo facilmente», spiega Wis. I controlli, di notte, sono minimi: «basta un po’ di attenzione». C’è anche il tempo di filmare tutto il lavoro. «Usiamo videocamere digitali e ci scambiamo i filmati via internet in modo da poterci confrontare con le bande rivali».