«Le nostre porte aperte in entrata come in uscita»

«Tutti devono rispettare le regole e la linea politica concordata dai quadri dirigenti e dai consessi eletti»

La burrasca - moschea non sembra turbarlo più di tanto. Gianfranco Gadolla, presidente provinciale di An, dopo il duro comunicato contro Plinio e Bernabò Brea che chiedevano di non costruire il centro islamico, ostenta una calma serafica anche se non risparmia qualche puntura di spillo ai suoi eterni rivali, Gianni Plinio e Gianni Bernabò Brea.
Con chi sta An, o meglio come sta An?
«Molto bene. Il problema è che spesso la linea di Alleanza nazionale viene confusa con le opinioni di singole persone».
Vale a dire?
«Plinio e Bernabò Brea quando esprimono la necessità di impedire ovunque e comunque la costruzione di una moschea parlano senz’altro a titolo personale, ma la loro posizione non coincide con quella del partito, che poi è quella del presidente Gianfranco Fini».
Via libera, dunque?
«La libertà di culto è sacrosanta. An rifiuta l’equivalenza tra Islam e terrorismo. Come ha detto il nostro leader quando è venuto a Genova a giugno e ha incontrato il presidente delle comunità islamiche moderate. Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’Ucoi vada emarginata, ma l’Ucoi non rappresenta l’Islam. Noi crediamo nella necessità di un dialogo proficuo con la comunità moderata per vedere se esistono dei punti di contatto tra noi e loro. Se continuiamo a rifiutare ogni dialogo con l’Islam, finiremo di fare il gioco dell’estremismo fondamentalista».
Ma a furia di comunicati non si disorientano i vostri elettori?
«Non siamo noi a confonderli».
Plinio e Bernabò Brea?
«Vede io non voglio fare il solito discorso sulle diatribe tra due fazioni opposte all’interno di An. La mia non è una polemica con il capogruppo in Regione o con altri. Bisogna però che tutti rispettino la stragrande maggioranza dei consessi eletti dalle assemblee provinciali e regionali. Altrimenti vince l’anarchia. E questo non deve succedere
Quindi...
«Ogni iscritto deve assuefarsi alle regole del partito e alla linea politica concordata dai quadri dirigenti e dai consessi eletti. È successo anche quando ci siamo opposti al referendum sulla legge a favore delle immigrazioni. Lo abbiamo fatto perché ci sono decine di migliaia di immigrati regolari. Per quale motivo avremmo dovuto dire di no a una legge a favore degli stranieri in regola? Io ho rispetto del mio partito e della linea tracciata dal presidente Fini».
Molti dentro An non la pensano così. Anzi, è già iniziata la fuga verso Storace e la sua Destra.
«Non mi sembra il caso di parlare di fuga. Fino ad ora solo in due hanno aderito al movimento politico del senatore Storace. Del resto, questo partito ha le porte aperte sia in entrata sia in uscita. La scorsa primavera abbiamo avuto un centinaio di nuove iscrizioni».
È un avviso di sfratto a Plinio e a Bernabò Brea?
«Nessuno è obbligato a stare dentro al partito».