IL NOSTRO CARO ANGELO

Certo, Siri. Certo, Tettamanzi. Certo, Bertone. Ma - a bocce ferme - dopo una settimana dalla nomina alla guida dei vescovi italiani, ci piace parlare di monsignor Angelo Bagnasco per quello che è lui. Non per quello, anche di importante o di storico, che sono stati i suoi predecessori. O per il ruolo sempre più centrale della Curia genovese negli snodi vaticani.
Sarebbe limitativo per «don Angelo», permettetemi di chiamarlo così. Perchè, nonostante la sua nomina fosse nell’aria e anche dopo la sua nomina, Bagnasco continua ad essere il «don Angelo» di sempre. Continua a girare le parrocchie, facendo sentire davvero la sua presenza forte in città. Continua, soprattutto, ad ascoltare. E solo dopo, semmai, a parlare. Dote rara.
Così come è rara la sua capacità di farsi capire. Anche senza la pirotecnicità di alcune uscite del suo predecessore, comunicatore nato, Bagnasco ha una straordinaria capacità. Quella di dire cose importanti e pesantissime, con un linguaggio lieve, comprensibile a tutti. Qualche settimana fa, quando in parrocchia è stata distribuita la sua lettera pastorale sul valore della preghiera, ho visto ragazzi prenderla in mano come spesso si fa con i foglietti in chiesa: per farsi aria o per giocherellarci un po’. Niente di blasfemo, è nelle cose. Poi, però, ho visto alcuni degli stessi ragazzi provare a leggere, quasi per scommessa. E li ho visti arrivare alla fine, incoraggiati anche dal parroco, don Corrado: «Fidatevi, non è difficile».
Credetemi, non è roba da tutti. Soprattutto, non è roba da tutti fare passare il messaggio che essere cristiani è anche saper andare controcorrente.
Ora, vi racconto due piccoli retroscena. Il primo riguarda la nomina di Bagnasco alla Cei. Pensate che una quindicina di giorni fa, quando è stato praticamente certo, noi - come sempre accade sulle cose serie - abbiamo dato la notizia prima di tutti. Talmente prima che, complice un difetto sulla linea telefonica, abbiamo ufficializzato la nomina prima dell’ufficialità. Quel giorno ero fuori Genova e, quando ho ricevuto la notizia, l’ho immediatamente girata in redazione. Ma, complice una galleria e un salto di linea, il mio «quasi certamente» è diventato «certamente». Poco male: si può quasi parlare di scoop Provvidenziale.
L’altro retroscena è l’assoluta modestia di monsignor Bagnasco. Quando si prospettò per la prima volta la sua nomina, io sfrontatamente gliela buttai lì. Lui sorrise, ma mi diede l’impressione di essere assolutamente disinteressato ad ogni forma di potere. Di essere pronto alla chiamata. Ma, per l’appunto, in quanto chiamata. Non come gradino di una carriera.
Insomma, mi diede per l’ennesima volta l’impressione di essere sempre don Angelo. Il nostro caro Angelo.