IL NOSTRO CARO LETTORE ANONIMO

Ogni mattina, fra le mille lettere che ci porta il nostro postino, ce n’è una inconfondibile. Francobollo di posta prioritaria, nastro della macchina da scrivere un po’ fuori fase che stampa le lettere sfuocate, formato e tipo della busta inconfondibile.
Vi ho raccontato tante volte come il momento dell’apertura della posta, della casella di posta elettronica, della bocca del fax e della cornetta del telefono sia il più emozionante per noi che lavoriamo al Giornale di Genova e della Liguria. Direi che il rapporto con i lettori è una specie di droga quotidiana che ci dà la forza di lavorare, ogni giorno con più passione e amore per quello che facciamo. E di cui - lo ripeterò fino allo sfinimento, mio e vostro - non mi stancherò mai di ringraziarvi.
Ma la lettera dell’anonimo è un appuntamento speciale. Sapete che, più volte, ci siamo scagliati contro gli anonimi. Chi ha il coraggio delle proprie idee ha il dovere di firmarsi. Chi vuole incrociare le sciabole deve metterci la faccia. Però.
Però ci sono le eccezioni. Uno è un artista-filosofo-scienziato che ci sottopone le sue opere e le sue tesi, firmate con le sole iniziali, come vi ha ben descritto nei giorni scorsi Erika Falone. L’altro è un signore che, con molta cortesia, ci presenta ogni giorno le sue idee per far conoscere i pensieri del Giornale anche a chi non legge il Giornale, circostanza che lui ritiene indispensabile per evitare il tracollo elettorale della Casa delle libertà il prossimo anno. Lui spazia da una trasmissione in prima serata su Raiuno a progetti vari ed eventuali.
Noi, dal canto nostro, lo rassicuriamo. Qui a Genova leggiamo tutto, anche gli anonimi, e cerchiamo di mettere in pratica il pensiero dei nostri lettori facendo una cronaca ligure sempre più popolare che sta conquistando anche fasce di pubblico in quartieri e ceti sociali che non sono quelli tradizionali del Giornale.
Come facciamo a saperlo? Ci telefonano e ci scrivono. E si qualificano. E si firmano.