«Il nostro coraggio ha sconfitto gli integralisti»

da Parigi

«Era davvero il minimo», ci dice Philippe Val, direttore del settimanale satirico parigino Charlie Hebdo, a proposito della richiesta del pubblico ministero, che si è detto completamente favorevole all’idea della sua assoluzione dopo il processo per «insulto a una comunità religiosa». Il verdetto giungerà solo il 15 marzo, ma è chiaro che la requisitoria finale della pubblica accusa, favorevole appunto all’assoluzione dell’imputato Philippe Val, non può che preludere a una decisione gradita ai redattori e ai lettori del celebre giornale satirico francese. Val ha accettato di fare con noi il punto della situazione e di confidarci - a botta calda - le sue sensazioni dopo questo processo, per alcuni aspetti molto teso. Le organizzazioni islamiche, che hanno presentato denuncia contro Charlie Hebdo, hanno tentato di approfittare della situazione per affermare una sorta di regola, secondo cui qualsiasi presunta «offesa alla religione musulmana» dovrebbe essere punita severamente dalla giustizia francese.
Che cosa la soddisfa di più della conclusione di questo processo?
«A dire il vero il processo si concluderà soltanto quando conosceremo la sentenza e le sue motivazioni, il 15 marzo, ma certo l’intervento finale del pubblico ministero è un buon auspicio a proposito della probabile assoluzione. La cosa che mi fa più piacere è di aver difeso la libertà di stampa e in generale la libertà d’espressione».
Averla difesa da chi?
«È necessario tornare alla causa di questo processo: la pubblicazione da parte di Charlie Hebdo dei 13 disegni satirici che già erano stati presenti sulle pagine di un giornale danese. Per alcuni mesi nessuno si era reso conto di quelle vignette, ma poi - improvvisamente - esplose la collera di molti integralisti religiosi islamici. Fu allora, ossia nel febbraio dello scorso anno, che noi di Charlie Hebdo decidemmo di proporre quei disegni, alcuni dei quali raffiguravano Maometto, al pubblico francese».
Qual è dunque adesso la sua sensazione?
«È la sensazione di essermi battuto per una causa giusta e di essere stato oggetto di accuse assurde da parte di chi ha tentato - colpendo Charlie Hebdo - di limitare la libertà d’espressione in Francia. Per fortuna la mobilitazione verificatasi in questi giorni a favore di Charlie Hebdo ha contribuito a dimostrare che la società francese rifiuta drasticamente certe pressioni religiose. Per noi si tratta di una cosa formidabile».
Pensa dunque che gli estremisti islamici si siano fatti una sorta di autogol nell’intentare questo processo al settimanale da lei diretto?
«Sì, si è trattato di un boomerang. Volevano affermare il principio della superiorità di una certa interpretazione integralista della religione su ogni altro diritto da parte dei cittadini francesi e si sono scontrati con un’autentica mobilitazione a nostro favore da parte dell’opinione pubblica. Credevano di farsi un po’ di propaganda e invece hanno dimostrato i limiti e gli aspetti negativi della causa per cui dicono di battersi».
Vittoria su tutta la linea, dunque...
«Senza dubbio il dibattito che si è aperto in Francia è per noi importante perché mette in rilievo il principio fondamentale della laicità. Gli integralisti islamici credevano di poterlo ridurre in cenere e invece hanno visto quanto i francesi siano legati a questa idea, per loro storica, di laicità».
Sarebbe pronto a pubblicare nuovamente la vignette su Maometto?
«Sarei pronto a farlo se ci fosse bisogno di riaffermare la libertà di stampa contro le pressioni di un islam integralista e contro atteggiamenti che tentano di giustificare il terrorismo. Tutte le volte che certe minacce si manifesteranno sotto i nostri occhi, il nostro dovere sarà quello di intervenire a favore del diritto di ogni cittadino e di ogni giornale a dire e a pensare quello che crede».