Il nostro giornalista Così ho intervistato il mio vecchio compagno di scuola

Lui era al penultimo banco: cinque anni accanto a Rocco Chiodo. Rocco suonava, Luca cantava. In classe erano due macchiette. Luca faceva già il neomelodico, la parodia all’epoca inconsapevole di una generazione di cantanti che sarebbero esplosi qualche anno dopo. Era tra il 1991 e il 1996: Liceo Scientifico «Sante Simone», a Conversano (Bari). Sezione D. Luca Medici era un cabarettista senza saperlo: suonava alle assemblee di istituto, recitava durante le autogestioni, imitava i prof. Voci, volti e battute. L’idea di accoppiare la musica alla vena comica gli è venuta allora ridendo agli sketch della coppia Toti e Tata.
Poi c’era lo spauracchio. Era il professor Lacalandra: matematica, la maledizione. «Siamo stati rimandati lo stesso anno», ci siamo ricordati l’un l’altro al telefono. Terzo anno, esami a settembre. «Giusè eravamo i più scarsi della classe». Non è vero, c’era qualcuno più asino. «È una battuta, sono un comico».