Il nostro governo peggio di Zapatero

La missione in Afghanistan è la nuova prova del fuoco del redivivo Prodi. Il governo è già caduto sulla politica estera e continuerà a restare in bilico invece che parlare chiaro sulla questione che dovrebbe essere la sua stessa identità nazionale e internazionale.
Alla Camera, dove oggi si vota il rifinanziamento delle missioni, è probabile che non insorgano ostacoli numerici. Al Senato, invece, la fiducia sarà affidata al pallottoliere. Al di là dei numeri, però, i veri nodi sono le profonde contraddizioni politiche e le divergenti interpretazioni del ruolo dell’Italia nel mondo, permanentemente connaturate con questa squinternata maggioranza. Il ministro degli Esteri dispiega la consumata abilità politica e l’innata furbizia tattica al fine di conciliare l’inconciliabile e mascherare l’ambiguità. Dichiara di volere «rafforzare l’impegno civile, politico, economico e umanitario», ma sa bene che a Kabul è in atto uno scontro con i talebani che non può essere affrontato senza un consistente uso della forza come ci chiedono gli alleati.
Per secondare i massimalisti D’Alema proporrà all’Onu una conferenza internazionale di pace all’insegna del cosiddetto multilateralismo. Ma parlare di conferenza di pace avrebbe un senso solo se si invitassero i signori della guerra e dell’oppio che, però, non hanno alcuna intenzione di rinunciare al terrorismo per mantenere il potere. Negli ultimi mesi si sono susseguiti kamikaze, imboscate alle forze della coalizione, sequestri di stranieri e bombe sui civili, e le previsioni indicano che l’offensiva si intensificherà. E la lotta ai terroristi non può essere neppure sostituita dal progetto, pur utile, dell’acquisto legalizzato dell’oppio afghano per la terapia del dolore.
Il governo si barcamenerà con ambiguità lasciandosi alle spalle la tradizionale politica estera occidentale per compiacere i dinosauri del comunismo pronti a dichiarare, secondo lo stile di Marco Rizzo, che «gli americani a Jalalabad fanno rappresaglie come i nazisti». Non è un mistero che i massimalisti e i pacifisti della maggioranza non condividono la Nato, detestano il legame con l’Occidente liberale e si oppongono all’uso della forza contro il terrorismo. Proprio mentre Zapatero rafforza il contingente militare in Afghanistan.
Non ignoriamo la tragedia dell’uccisione dei civili afghani provocata dalla malaccorta reazione dei marines americani a un’imboscata. Ma non si possono prendere a pretesto gli incidenti - per quanto gravi e condannabili - per ritirarsi dagli impegni internazionali a suo tempo portati dalla sinistra come esempio di azioni anti-terroristiche sotto la bandiera dell’Onu. L’alternativa al nostro pieno impegno in Afghanistan non è il pacifismo che non porta alcuna pace, ma la rinuncia a fare la nostra parte nell’azione internazionale contro il terrorismo.
m.teodori@mclink.it