Dal nostro inviato a Quarto, Gian Carlo Fusco

Per la prima volta in volume il "reportage" sulla spedizione dei Mille
che il grande giornalista e scrittore pubblicò a puntate sul <em>Giorno</em>
nel 1960. Senza retorica né polemiche, un racconto d’autore dell’impresa
più straordinaria del Risorgimento

Gli anniversari storici e letterari di solito risultano noiosissimi. Vissuti da parte del mondo culturale e politico più come un dovere morale che come un piacere intellettuale, finiscono per trasformarsi in celebrazioni accademiche (o in polemiche pretestuose) invece che in ricordi davvero sentiti. Ovviamente con le dovute eccezioni.

Prendiamo, a esempio, questo onnipresente anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che purtroppo si prevede infinito: da qui al 2011 non mancheranno gli eventi, le mostre, i libri, i convegni per festeggiarlo. Di per sé, in tema di Risorgimento, il rischio delle stanche difese d’ufficio o dei j’accuse fuori tempo massimo sono altissimi, così come quello di cadere, in entrambi i casi, nella noia e nel già detto. Invece un modo elegante e divertente per ricordare l’epopea nazionale che ci ha resi ciò che noi italiani siamo, coi nostri limiti vigliacchi e le nostre eroiche virtù, è quello di rileggere lo straordinario reportage-immaginario, ma molto realistico, sull’impresa dei Mille che Gian Carlo Fusco (in occasione del centenario...) scrisse per il Giorno nel 1960 e che oggi (in occasione dei centocinquant’anni...) viene pubblicato in volume: Garibaldi in Sicilia (Mursia, pagg. 216, euro 10; in libreria da lunedì). Come si dice in casi simili, un “pezzo” da antologia.

Anzi, nove. Tante sono le puntate che il quotidiano milanese, allora diretto da Italo Pietra, dedicò all’immaginifico racconto di Fusco, giornalista-scrittore col buzzo del Risorgimento, epoca che adorava e alla quale dedicò anche una rilettura a luci rosse partecipando al libro a più mani pubblicato da Tattilo nel 1974 dal titolo I mille e una notte. Storia erotica del Risorgimento. Comunque, qui l’“incantatore” spezzino - uno sparaballe colossale quando parlava e un narratore inimitabile quando scriveva - ricostruisce l’impresa delle Camicie rosse, dalla partenza da Quarto il 5 maggio 1860 (è il brano che pubblichiamo in questa pagina, qui accanto) alla liberazione della Sicilia.

Come nota Beppe Benvenuto nell’introduzione a queste pagine, delle quali ha tutto il merito della riscoperta, come del resto della rivalutazione dell’intera opera dello scrittore da almeno dieci anni a questa parte, si tratta di «un racconto ad ampie maglie dove figure di spicco e comprimari si agitano sulla scena»: un reportage-storico tipicamente “alla Fusco”, divertente, puntuto, ironico, in cui svetta naturalmente il Generale e la sua eroica marmaglia, e poi i personaggi che fanno da contorno alla grande Storia: i curiosi, gli imbucati, le spie, i nemici, e soprattutto gli indecisi. Ovvero quelli che di fronte al dilemma «Facciamo l’Italia o non la facciamo?» rispondevano sempre «ni». Tutti volevano l’Italia unita, ma ognuno a proprio modo: chi monarchica, chi repubblicana, chi federale, chi cattolica, chi laica... Un corpo, mille camicie.

IL RACCONTO
Signor Generale, hanno bisogno di voi
di Gian Carlo Fusco