Il nostro istituto di cultura fa propaganda anti premier

Gli americani dicono: «A torto o a ragione, prima il Paese». E gli italiani? «A torto o a ragione, sempre contro Berlusconi». Non tutti, s’intende. Alcuni, non pochi peraltro. Agguerriti. Anzi, accecati. Non valutano, non ponderano. Odiano. E, appena possono, caricano a testa bassa.
Che un privato cittadino possa comportarsi così non meraviglia; ma chi lavora in un Istituto culturale italiano all’estero (...)
(...) dovrebbe essere più cauto.
Questi i fatti. Due giornalisti olandesi molto noti e che conoscono bene il nostro Paese, Ann Branbergen e Martin Simek, hanno appena pubblicato un libro su Berlusconi. Non è il primo, non sarà l’ultimo. Ma questo è diverso. Non è il solito pamphlet contro il Cavaliere, bensì è il diario dell’ultimo anno politico. «Non siamo né pro, né contro», spiega al Giornale la Branbergen, da tempo corrispondente a Roma per diverse testate olandesi, «ma ci siamo resi conto che nel nostro Paese la gente non capisce per quale ragione gli italiani lo abbiano eletto per tre volte. E allora abbiamo seguito il presidente del Consiglio raccontando la sua partita per rimanere in sella».
«In “Berlusconi, una leadership moderna”, abbiamo raccontato il fenomeno Cavaliere con lo sguardo degli italiani, sia quelli favorevoli sia quelli ostili, riportando le testimonianze di personaggi pubblici amici e nemici. E alla fine abbiamo lasciato al lettore il compito di giudicare», aggiunge la giornalista. Insomma, buona saggistica, che antepone i fatti alle opinioni e, soprattutto, ai pregiudizi, siano essi positivi o negativi.
Benché uscito da pochi giorni, il libro viene accolto bene, ottenendo recensioni positive e un’intera puntata del talk show più famoso d’Olanda. A questo punto la Branbergen e Simek, un ex dissidente fuggito dalla Cecoslovacchia comunista e che ora vive in Calabria, assumono un’iniziativa normalissima. Telefonano all’Istituto italiano di cultura di Amsterdam chiedendo un aiuto per redigere un comunicato stampa in italiano da inviare alle varie testate. Non hanno referenti precisi e capitano su Silvia Terribili, che si occupa di corsi di lingua e di manifestazioni culturali. La Terribili risponde in modo vago, lasciando intendere che sarebbe stato problematico, vista la natura politica del volume; tuttavia invita la Branbergen a continuare il dialogo via e mail, la sera. Non, però, all’indirizzo di posta elettronica dell’Istituto, bensì a quello privato.
«E questo mi è sembrato molto strano. Non conoscevo la Terribili, con la quale ho interloquito per caso - spiega al Giornale -. Perché un funzionario dell’Istituto, in risposta a una richiesta formale, mi invitava a dialogare usando un canale di comunicazione privato?».
Strano, ma ancor più strana, anzi sconcertante, è la mail che riceve dalla Terribili. «Ho ho visto la presentazione del libro da Pauw & Witteman (il talk show in tv, ndr) - si legge nelle prime righe - e sinceramente mi vengono i nervi per il tono frivolo con cui si parla di questo uomo-disastro». Poche righe dopo scrive che «SB ha pagato per anni e sicuramente continua a pagare il pizzo alle mafie», lo descrive come «un personaggio creato dalla Tv, senza le Tv sarebbe un venditore di padelle qualsiasi (scusa il linguaggio crudo). SB è l'uomo parafulmine che fa comodo ai poteri forti, alle mafie, alle congreghe, alle massonerie, che lo tengono costantemente sotto scacco e si fanno tranquilli i loro affari. Anche alla Ue fa comodo un tipaccio così per coprire i loro affari europei». E conclude con un post scriptum in cui assicura che «il famoso “attentato” della statuetta è inscenato. È fiction fatta pure in maniera grossolana».
La Branbergen è allibita. In Olanda queste cose non si fanno, men che meno si scrivono. E, da buona cittadina, non può accettarle. Le denuncia pubblicamente, rivolgendosi ai giornali. Da noi contattata, la Terribili precisa di non essersi espressa a nome dell’Istituto, ma in forma privata. E non fa mistero delle sue idee politiche: è stata candidata per due volte nelle file dell’Italia dei Valori, e ore nutre forti simpatie grilline. Insiste, scandalizzata, che la sua email era privata e tale doveva rimanere. Ma Ann, è perentoria. E conferma la sua versione.
Opinioni private, senza dubbio (la direzione dell’Istituto pare estranea), ma espresse nell’ambito di una funzione pubblica. Opinioni non richieste. Estreme, diffamatorie e imbarazzanti per chi ha il senso delle istituzioni e della dignità nazionale.