«Il nostro è un lavoro a tempo pieno»

Proposti 1.500 euro all’anno di «indennizzo». In Italia l’85% degli anziani si occupa dei nipoti

L’affetto non ha prezzo ma fare il baby sitter a tempo pieno sì. Anche se a curare i bambini sono i nonni. Anzi, soprattutto se sono nonni. Sempre pronti a «fare da pezza» nelle famiglie in difficoltà.
Il loro ruolo sembra scontato, ci sono nobili qualità che fanno da sfondo: l’affetto, la disponibilità, il legame di sangue. Ma in realtà, la cura dei nipoti è anche costosa. Il tempo utilizzato, gli acquisti per i nipoti capricciosi, le merendine e tutto il resto. Una spesa mensile non indifferente che incide sul bilancio dei nonni ormai pensionati. E allora perché non offrire a questi insostituibili baby sitter un bonus di gratificazione?
L’idea non è così peregrina. Secondo un recente sondaggio, sei inglesi su dieci ritengono sacrosanto che il governo compensi i nonni che si occupano quotidianamente dei nipoti. Oltremanica, del resto, a ogni famiglia con figli viene corrisposto un sostegno per asili nido che fa risparmiare circa 1.500 euro all’anno. Una cifra che potrebbe invece essere devoluta ai super-nonni. Le loro prestazioni di baby sitter sono già state quantificate: secondo il Daycare Trust (che si occupa della cura ed educazione dei bambini) il servizio prestato dai nonni vale oltre 1,3 miliardi di euro l’anno visto che circa il 60% di loro si prende regolarmente cura dei nipoti. Quasi a tempo pieno.
Una ricerca di Saga Insurance ha rilevato infatti che i nonni trascorrono in media 17 ore al mese coi nipoti e spendono anche 20 sterline al giorno (circa 30 euro) per curarli. Uno su cinque trascorre addirittura 40 ore a settimana con i nipoti, proprio come un lavoro a tempo pieno e in questi casi la spesa media (per cibo e divertimenti) cresce, soprattutto se i nipoti da accudire sono più di uno. Ma tra questi baby sitter solo l’uno per cento riceve soldi in contante dai figli riconoscenti, gli altri solo qualche thank you che non fa lievitare il bilancio familiare.
In Italia la situazione è ancora sommersa. Nessuno ha mai fatto due conti su quanto «vale» il servizio prestato in una famiglia dai nonni. Anzi, il ruolo degli anziani sembra del tutto bistrattato. Non è un caso che ieri ad un convegno in Vaticano proprio sui nonni, il sostituto della segreteria di Stato, Fernando Filoni, abbia lanciato un appello affinché «la condizione dell’anziano sia trasformata in una risorsa» e il suo ruolo sia rilanciato anche nel rapporto con i nipoti. «Molti genitori - ha spiegato Filoni - lasciano i figli davanti alla tv. Invece, stabilendo un rapporto privilegiato con i nipoti, non si sentirebbero esclusi dalla società e i bambini apprenderebbero da loro la fede e tutti quei valori che vengono da coloro che sono i custodi della memoria collettiva». L’utilità dei nonni per l’equilibrio familiare è stata sottolineata anche da alcuni dati americani. Negli Usa i nonni diventano dei salvagenti per le famiglie in difficoltà. In tre famiglie su quattro educano al posto dei figli divorziati o che stanno in carcere.
In Italia la situazione non è così drammatica, ma l’attivismo dei nonni non è assolutamente valorizzato. Eppure sono tanti quelli che si danno da fare per i nipoti. Su circa 11 milioni e mezzo di nonni, ben l’85,6% si occupa di loro quando i figli lavorano (24%), quando hanno impegni occasionali (altro 24%), nelle emergenze (11%) o quando i genitori escono. Infine il 9,3% cura i nipoti più piccoli quando sono ammalati o durante le vacanze. Insomma, i nonni si usano quando servono e vengono accantonati quando i figli crescono. Una ragione in più per «indennizzare» questo esercito di baby sitter senza stipendio.