«Il nostro pianeta sparirà ma ci trasferiremo in un universo parallelo»

Lo scienziato Michio Kaku spiega come, nel futuro, troveremo una via di fuga dal «Grande freddo»: grazie a un tunnel per raggiungere un luogo più ospitale

Stefania Vitulli

Immaginate un fisico teorico, riconosciuto come un’autorità a livello mondiale in ambito accademico, esperto di ambiente, professore di fisica all’Università di New York e con lo scopo scientifico dichiarato di completare la «teoria del tutto» di Einstein - l’equazione che unificherebbe le forze fondamentali dell’universo - che, grazie al suo programma radiofonico settimanale Explorations, in onda su 60 stazioni radio nazionali americane, abbia raggiunto negli Stati Uniti la stessa popolarità che ha da noi Piero Angela. Uno, insomma, cui la Bbc dedica uno speciale in quattro puntate, uno a cui gli show popolari negli Usa fanno domande tipo: è più probabile che ci capiti il futuro di Star Wars o quello di Star Trek?
È il ritratto di un eccellente divulgatore, il professor Michio Kaku, che sta per diventare noto anche in Italia, per almeno tre motivi: oggi sarà ospite al Festival della Scienza a Genova (ore 15, Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio) con un intervento dal titolo Mondi paralleli. Un viaggio attraverso la creazione, le dimensioni superiori e il futuro del cosmo; il suo libro, Mondi paralleli, è stato appena tradotto (Codice edizioni, pagg. 416, euro 30) e infine sta per fornirci la soluzione di un dilemma fondamentale, che tiene svegli scienziati e futurologi da qualche decennio: le leggi della fisica ci consentono di fuggire in un universo parallelo?
Professor Kaku, ce la possiamo fare? E soprattutto, quanto manca alla grande fuga?
«L’ultimo satellite che abbia dato un’occhiata al nostro universo ne ha accertato l’età, 13,7 miliardi di anni, e ne ha decretato l’espansione sempre più rapida. Il che potrebbe significare che l’universo verrà distrutto da un Big Freeze (Grande Freddo). Fra qualche decina di miliardi di anni, le stelle moriranno, gli oceani geleranno, il cielo notturno sarà completamente nero e la temperatura sarà intorno allo zero assoluto. Tutte le forme di vita intelligente spariranno».
Ma allora dov’è la buona notizia?
«Il nostro universo non se ne sta da solo nello spazio. Può esistere in un multiverso di universi. Pensi alle bolle di sapone. Ciascuna bolla rappresenta un universo differente. Noi viviamo sulla superficie di una bolla. Queste bolle possono collidere o “fissarsi” in altre bolle più piccole. Naturalmente per spiegare tutto questo procedimento è stata elaborata una teoria, chiamata teoria M, dove M sta per membrana. La teoria dice che il nostro universo è una membrana, o bolla, che fluttua in un iperspazio a 11 dimensioni. Noi arriviamo a vederne tre».
La «teoria M» ci offre una via di fuga in altri universi?
«Il contatto tra questi universi è molto difficile, forse impossibile. Ma la fisica ha ipotizzato che potremmo essere capaci di costruire una macchina in grado di creare un tunnel spaziotemporale tra universi paralleli e dirigersi verso un universo più ospitale, o indietro nel tempo, magari ai giorni nostri. Oggi una macchina simile è ancora lontana. Eppure la possibilità che fra qualche miliardo di anni una civiltà avanzata costruisca questa macchina per fuggire in un universo più caldo è suffragata dalle leggi fisiche già note».
Ora che ci ha rassicurati sulla fine dell’universo, può dirci qualcosa di nuovo sulla sua origine?
«Gli ultimi dati satellitari ci hanno fornito anche la “foto” del neonato. Hanno cioè immortalato quel che rimane della materia infuocata che reso possibile la nascita del nostro universo. Quei dati mostrano che il Big Bang può ripetersi. Inoltre gli stessi satelliti paiono confermare che soltanto il 4% dell’universo è costituito da atomi, mentre il 23% è composto da materia oscura e il 73% da energia oscura, di cui sappiamo davvero poco e che per di più ci risultano invisibili».
State facendo qualcosa per saperne di più?
«L’anno prossimo il Large Hadron Collider, l’acceleratore del Cern di Ginevra, verrà acceso. Speriamo che ci consenta di trovare nuove particelle, le “sparticelle” o superparticelle. Quel che supponiamo è che la materia oscura sia costituita da queste superparticelle. Inoltre, nel prossimo decennio verrà messa in orbita Lisa, un rilevatore di onde gravitazionali nello spazio. Si tratta di tre satelliti connessi da raggi laser che coprono un raggio di tre milioni di miglia. Ogni onda gravitazionale emessa dal Big Bang verrà rilevata. Speriamo così di trovare vibrazioni dell’universo precedente il Big Bang, che potrebbero esserci utili per verificare la teoria sull’origine del nostro universo».