IL NOSTRO SANREMO

Senza nullaosta la rassegna voluta dal ministro Tremaglia

Sergio Bagnoli

da Sanremo

È rimasto sprangato per i primi due giorni della manifestazione, e rischia di rimanerlo fino a domani, il «Radio Music Village» di piazza Borea d’Olmo, la piazzetta antistante il Teatro Ariston, abitualmente destinata ad ospitare un anonimo posteggio per automobili. Così ha sancito il Comune per mezzo della commissione di vigilanza presieduta dal dirigente del settore attività produttive, la dottoressa Rita Andena.
Il fatto che ha destato scalpore e molte proteste, sia da parte dei giornalisti presenti in massa al Festival della Canzone, sia da parte dei molti spettatori, giunti in questi giorni a Sanremo anche da molto lontano, è che in questa piazzetta sorge una bellissima struttura precaria denominata «Palafiat», proprio perché voluta dalla nota casa automobilistica torinese. Qui si sarebbero dovuti svolgere, oltre a raffinati ricevimenti che avrebbero dato lustro alla città, anche alcune rassegne ed intrattenimenti musicali quale il Festival dei cantanti italiani nel mondo, sponsorizzato dal Ministro degli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia. Secondo la Commissione di vigilanza, infatti, la documentazione relativa all’impianto elettrico della struttura ed alla resistenza del materiale che la ricopre al vento, qui per la verità non molto forte, sarebbe carente e quindi renderebbe impossibile una sua fruibilità da parte di un pubblico numeroso.
Niente musica della diaspora italiana, dunque, e conseguente grande delusione da parte dell’on. Tremaglia. Il suo partito, Alleanza Nazionale, ha tosto protestato e posto l’accento sul fatto che la brutta figura fatta in mondovisione dalla città di Sanremo, sia solamente l’ultimo di una serie di insuccessi dell’amministrazione di centro-sinistra che regge le sorti della città matuziana da due anni.
Gli organizzatori del «Radio Music Village» non sarebbero stati dunque in grado, almeno secondo la Commissione comunale preposta ai controlli, di produrre una documentazione a norma di legge nei tempi previsti, denotando un certo dilettantismo. Accuse rimandate al mittente sia da parte dell’amministrazione, ed in specie da parte di un infuriatissimo Igor Varnero, assessore al turismo, sia da parte degli organizzatori che, invece, puntano il dito contro la Commissione di vigilanza che non ha assolutamente collaborato con suggerimenti, avvisi, consigli da avanzarsi in via ufficiosa, sostenendo in questo modo l’organizzazione nel suo lavoro. Sanremo ha insomma rimediato l’ennesima «gaffe», dando prova di dilettantismo pure di fronte al maggior evento italiano di musica popolare; gli artisti che avrebbero dovuto esibirsi al Palafiat se ne torneranno a casa delusi, con un pessimo ricordo della città dei fiori.
Dopo aver mostrato indifferenza per i martiri italiani delle foibe, il sindaco e la sua giunta rimediano l’ennesima figuraccia, di fronte ai cantanti italiani nel mondo, veri e propri avamposti della cultura del nostro paese nel globo.
I maligni affermano che si tratti di una «combine» per umiliare un uomo, il ministro Mirko Tremaglia, che sempre ha pagato in prima persona le sue scelte e che da sempre ha fatto della difesa dell’italianità, la sua bandiera. Se invece, dovessimo dare retta a quello che dice l’assessore al turismo e cioè al fatto che la responsabilità è tutta della Commissione di vigilanza, allora dovremmo essere seriamente preoccupati dal fatto che, in Comune a Sanremo, non c’è dialogo tra gli amministratori e i tecnici. Di chi sia la colpa non lo sappiamo, di certo sappiamo che a rimetterci sono come sempre i poveri cittadini. Per ora a rimetterci è stata l’immagine della città, e non è poco.