«Il nostro sci alpino paga i capricci dei suoi campioni»

De Chiesa: «Abbiamo lasciato scappare troppi tecnici bravi». Platter: «Preferiti gli yes men, gente sbagliata al posto sbagliato»

Maria Rosa Quario

da Sestriere

«La medaglia di Giorgio Rocca nasconderà tutti i problemi sotto il tappeto, così la Federsci italiana sarà convinta che vada tutto bene e avanti così, fino alla prossima».
«Se Rocca avesse fatto sette centesimi in meno nella combinata e vinto il bronzo, ora non saremmo tutti sotto processo».
Il dialogo a distanza fra Heinz Peter Platter, ex slalomista e poi tecnico azzurro, ora allenatore delle canadesi, e Gaetano Coppi, ex discesista azzurro, ora presidente della Federsci, è illuminante: nello sport non esiste la via di mezzo, è bianco o nero, bello o brutto, forte o scarso.
E siccome finora gli sciatori italiani, parliamo di sci alpino, sono stati neri, brutti e scarsi, insomma non sono ancora saliti sul podio, è giusto chiedersi il perché. Nessun processo, anche se il dt Flavio Roda prima e Gaetano Coppi dopo, si sono già dichiarati colpevoli: «Mi assumo io ogni responsabilità - ha detto Coppi - almeno la scarico dalle spalle degli uomini che stanno lavorando in pista, l’Olimpiade non è finita».
Vero. Domani gigante donne con l’incognita Putzer più Karbon, Moelgg e Nadia Fanchini che potrebbero sorprendere, infine sabato slalom maschile, ma sì, la gara più attesa, la gara di Rocca.
Paolo De Chiesa, grande slalomista della valanga azzurra anni Settanta, ora commentatore Rai, ha le idee chiare: «Le conclusioni le trarremo domenica mattina, di certo già ora si può dire che qualcosa non ha funzionato come doveva. Spiace dare addosso a tecnici che lavorano con passione per pochi euro, ma è stato proprio un errore lasciarsi scappare quelli più bravi, come Cornaz, Platter, il povero Bottero, senza dimenticare Stefano Dalmasso, al quale non è nemmeno stato concesso di lavorare due anni consecutivi con il gruppo più disastrato del nostro sci, quello dello slalom femminile. Ma come si fa a mandare via un tecnico dopo nemmeno un anno di lavoro, per di più positivo? E che dire di Tino Pietrogiovanna: anche lui via, nonostante tutti i risultati e le medaglie vinte in tanti anni. Per carità, in Italia ci sono bravi tecnici, Claudio Ravetto con gli slalomisti sta facendo un ottimo lavoro, ma altri li abbiamo persi anche per colpa dei capricci di certi atleti e questo è segno di debolezza».
Per Platter, «il problema è che in federazione si vogliono solo yes men, uomini ubbidienti che non prendono posizione, è un pieno di gente sbagliata che sta al posto sbagliato, a me spiace sinceramente non lavorare più in Italia, ma è sempre così, all’estero se sei straniero vali molto di più. Me ne sono andato, e nessuno ha tentato di trattenermi, perché ho una famiglia, il mutuo della casa da pagare e il desiderio di lavorare con programmi e obiettivi ben precisi, roba che in Italia non sanno nemmeno che cosa sia. Quando ho avuto problemi con Karen Putzer, dopo una stagione trionfale, nessuno mi ha difeso né appoggiato, in Italia gli atleti sono capricciosi e viziati e hanno sempre ragione».
Ribatte Coppi: «A litigare bisogna sempre essere in due e Platter non è mai riuscito a instaurare buoni rapporti con gli atleti. Sono io che ho richiamato dall’estero Platter, Dalmasso e Bottero, ma i risultati non sono stati quelli che speravamo. Quanto a Cornaz, sono veramente contento per lui e per l’oro di Deneriaz, ma quanto conta la fortuna per certi risultati? E i francesi, nelle discese olimpiche, di fortuna ne hanno avuta spesso. Forse ci stiamo dimenticando che durante l’inverno nello sci alpino gli azzurri hanno vinto sette gare e fatto altri importanti risultati. Certo, qui finora è un disastro, non si può negarlo, soprattutto i ragazzi del gigante mi sono sembrati vuoti, sono mancati soprattutto di testa».
Facciamo intervenire nel dibattito Alberto Tomba, uno che certo non aveva bisogno di programmazione e obiettivi e allenatori particolari, perché la carica se la dava da solo, in modo particolare quando in ballo c’era qualcosa di importante: «Ma chi da solo non ce la fa avrebbe bisogno di qualcuno in grado di aiutarlo. Nello sci, gareggiare con addosso la tensione non va proprio, e chi già in coppa del mondo fatica a reggere due manche di certo non può sperare di trasformarsi nel giorno dell’Olimpiade».