Il nostro scudetto? È tutto nel derby

Gli occhi erano su Marassi, l’orecchio e la testa sono volati a 350 chilometri di distanza. Un pensiero continuo rivolto ai cugini impegnati in una difficile partita per sancire il coronamento di un anno magnifico. «Chissà cosa starà succedendo a Bologna?». Ad aggiornarci con puntualità erano i tabelloni del «Ferraris» appena anticipati dagli «ooh» di attesa che partivano dalle gradinate. Tra una giocata di Cassano e un gol di Marilungo, una squadra che riesce ad andare in vantaggio, farsi rimontare e stupidamente anche sorpassare per poi raddrizzare nuovamente la schiena, lo stadio pensava già al derby di domenica prossima: non c’è altro da chiedere al campionato (vedi la formazione che Mazzarri ha messo in campo ieri) se non fare un dispettuccio agli ambiziosissimi cugini che, in base al calcolo delle probabilità del loro patron, ne hanno undici su dieci di centrare la quarta posizione. Sarà sicuramente così e dato che il posto in Champions è così garantito, allora perché lasciargli dei punti nel derby? Qualche sampdoriano presunto illustre che dice di tenere alla visibilità di Genova, gli lascerebbe volentieri la posta in palio. Pur non condividendo i toni dello striscione esposto ieri nella Sud, approvo il messaggio: la rivalità sportiva c’è e chi è tifoso (vero) non lascerebbe mai punti agli avversari. Men che meno ai principali avversari. Si chiama sportività. Alla visibilità di Genova ci pensi il sindaco, alle società di calcio e ai giocatori spetta divertire il proprio pubblico. E allora, dateci dentro!