«Il nostro sindaco dirà no ai nomadi»

Fra le proposte una funivia dalla Stazione Marittima alla Foce al posto del tunnel sotto il porto

Un uomo un programma, Sandro Biasotti. Nel senso che l'ex governatore ha tracciato le linee guida di ciò che secondo lui un sindaco della Casa delle Libertà dovrebbe fare, in vista delle elezioni comunali di Genova. Ribadendo però che non sarà lui, il candidato. Se mai, e trattasi di annuncio ufficiale, l'uomo in arancione ripropone se stesso per guidare un'altra volta la Regione, «sempre che non ci sia un nome che attira più consensi di me, nel qual caso sarò lieto di dargli il mio aiuto». E che importa se Claudio Burlando ha vinto le elezioni solo un anno fa: «Si rivota fra tre anni e otto mesi, significa che mancano solo due anni e otto mesi alla campagna elettorale, il tempo vola». Per Tursi, Biasotti qualche nome in mente lo ha, «ma non ne faccio, perché credo che dobbiamo fare il contrario di quello che fa il centrosinistra, che individua subito il candidato ma poi non si sa che idea di città abbia». Di certo, c’è solo che Biasotti candiderà il suo movimento, «a meno che gli altri partiti non vogliano fare una lista unica».
Intanto ha fissato in dieci punti le priorità, e agli alleati e alla città le presenterà stasera alle 17.30 al teatro della Gioventù, nella seconda convention di Per la Liguria cui sono stati invitati tutti i partiti del centrodestra ma che è aperta a tutte le forze politiche e sociali. «Questa è la nostra idea di città - spiega -. Una città che attraversa ora un’emergenza finanziaria gravissima, che è al fallimento, ed è molto debole dal punto di vista della progettualità». Partendo dal fondo, c’è quella che Biasotti chiama «idea nuova»: una funivia, anzi un’ovovia, che si sostituisca al tunnel sotto il porto e porti residenti e turisti in volo dalla Stazione Marittima alla Foce e poi, perché no, si sviluppi anche in verticale, collegando Sampierdarena a Granarolo e il centro con Castelletto. «La vidi a Lisbona, è fattibile - s’infervora -. Certo non risolverebbe l’intero problema della mobilità genovese, ma darebbe respiro al traffico. È a basso impatto ambientale e costerebbe molto poco, certo meno di una nuova stazione metropolitana, e si potrebbe autofinanziare».
Al primo posto nel programma figurano le infrastrutture: terzo valico e bretelle autostradali: «Bisogna assolutamente avviare i lavori, mi preoccupo perché non se ne parla più». Al secondo posto l’Amt, «il vero disastro finanziario della città, una voragine da 50-60 milioni di euro l’anno». Biasotti propone di cambiare completamente il parco veicoli, puntando soltanto su una o al massimo due marche. L’assistenza, fornita in outsourcing nel pacchetto d’acquisto dei veicoli, permetterebbe di fare a meno delle officine («il personale non sarebbe licenziato ma almeno non rinnovato»). Terzo punto, l’ambiente: si all’inceneritore, ma con contestuale riduzione del 50 per cento del costo della Tia (l’ex Tarsu) e, per quanto riguarda Amga, i profitti derivanti dalla quotazione in borsa dovrebbero essere tradotti in sconti sulle tariffe. Il via definitivo al progetto waterfront di Renzo Piano costituisce il quarto punto del programma, mentre al quinto posto figura il polo Universitario, da localizzare, secondo Biasotti, nel centro storico («l’ipotesi degli Erzelli è un suicidio»). Sempre in ambito portuale, il programma, al sesto punto, affronta la questione di Ponte Parodi: l’area, dice Biasotti, deve essere interamente destinata alle crociere. No, quindi, alle attività commerciali. Il settimo punto sono dedicati alla sicurezza, e qui Biasotti recupera l’«assenza» dal dibattito dei giorni scorsi, inserendo fra le priorità il «No alle case ai nomadi» oltre che «più telecamere, un nuovo centro temporaneo di accoglienza e il no all’abusivismo». Poi viene il sociale, dice Biasotti che urge un vero piano per la terza età anche per chi non ha bisogno di interventi sanitari. E la riduzione riduzione dell’Ici sulla prima casa: «Non parlo di cancellazione, ma la riduzione è giusta e necessaria». Come finanziarla? «Con il risanamento dell’Amt, e vendendo il surplus abitativo del Comune».
Adesso la parola passa alla CdL: «Spero vorranno arricchire questo programma». Poi via alla caccia al candidato. Ne serve uno «alla Biasotti», concorda anche Biasotti, comunque uno che possa vincere: «Alla vittoria dobbiamo credere, perché in politica può succedere di tutto: ho vinto persino io».