«Il nostro sistema bancario è il più solido del mondo»

«Il risparmiatore italiano ha di fronte il sistema bancario più solido del mondo. Più dell'americano, del francese e del tedesco. L'attacco alle banche, in realtà, è un attacco al debito pubblico italiano».
È già sceso il tramonto sul «lunedì nero» dei mercati quando nei saloni di Palazzo Carignano di Torino, Ennio Doris - presidente e fondatore di banca Mediolanum - parla a un gruppo di imprenditori piemontesi: «Domani (oggi per chi legge, ndr) - dice - è un altro giorno».
Presidente, che cosa sta accadendo?
«Semplice, i mercati approfittano di ogni situazione difficile per fare affari. C'è un attacco della grande speculazione internazionale. Che ha fatto le prove generali con la Grecia. Gli speculatori hanno capito il momento di debolezza e hanno colpito, generando paura. Senza dimenticare che c'è anche una Finanziaria da approvare».
Paura soprattutto tra le famiglie...
«Le famiglie italiane sono indebitate per 500 miliardi di euro. Contro i 1500 miliardi delle famiglie tedesche. Questo la dice lunga. Siamo un Paese virtuoso. Il vero problema è il debito pubblico. Che non è quello di un Paese virtuoso... Però vorrei fare una breve riflessione, altrimenti non ci capiamo».
Prego.
«Lei mi chiede come mai accade tutto questo. Io credo che la ragione di fondo risalga alla costruzione dell'euro, a mio avviso troppo affrettata. A fine anni Novanta gli euroscettici erano tacciati di antieuropeismo. Oggi bisogna riconoscere che qualche ragione ce l'avevano».
Si dice infatti che della moneta unica abbia beneficiato soprattutto la Germania che aveva già un marco forte...
«Mettere insieme la Germania con altri Paesi del Mediterraneo è stato un azzardo. Mi spiego: pretendere che tutti questi Paesi in pochi anni si dessero strutture, facessero riforme per portarsi al pari con i tedeschi era ed è una cosa improponibile. È anche un problema di strutture sociali. Quando la Merkel ha qualche grattacapo, tratta con un solo sindacato... Evidentemente c'era bisogno di più tempo per consentire agli altri Paesi di darsi strutture e regole».
Torniamo al listino, ieri altro tonfo pesante...
«I prezzi sono calati senza grandi volumi. Con pochi volumi i prezzi dei titoli di Stato scendono. Detto questo, è tempo che l'Europa - visto che si è voluto costruirla - parli a una sola voce. Nonostante tutto sono convinto che ci siano condizioni straordinarie di investimento. Occorrono solo nervi saldi».
Presidente, dopo la sentenza Mondatori, quale consiglio darebbe al suo socio Fininvest?
«Nessun consiglio, per carità. La sentenza? Beh, si commenta da sé. Basta guardare i valori in Borsa. Poi ognuno può trarre le proprie conclusioni. Ho letto da qualche parte che se il Cavaliere vende... Ennio Doris è disposto ad acquistare. Intanto le dico che Berlusconi non vende!».
Presidente, tra poco incontrerà gli imprenditori piemontesi. Che cosa dirà?
«Un semplice concetto: quando c'è una crisi bisogna pensare che finirà. Come quando si va a gonfie vele occorre pensare che ci sarà una pausa e posizionarsi al meglio per la crisi che arriverà. Ripeto, questi sono momenti di grandissime opportunità. Come nel 2009, come l'11 settembre 2001. Come sempre nella nostra storia. La raccolta netta di Banca Mediolanum, riferita a giugno, parla da sé: +270 milioni. Abbiamo il 4,60% del mercato. Solo Generali ha chiuso in positivo (+55 milioni). Gli altri istituti hanno avuto un crollo pesante. Come Intesa SanPaolo (-430 milioni) o Unicredit (-213). Peggio ancora Bnp con un -619 milioni. Nel 2007 eravamo undicesimi, oggi siamo quarti solo perché la terza ha fatto una fusione».