Il notaio degli orrori: "Ho fatto il mio lavoro"

Santa Rita: Pipitone, accusato
di essere la mente della truffa, davanti al Gip nega responsabilità e scarica sul primario. <a href="/a.pic1?ID=268840" target="_blank"><strong>I verbali</strong></a><strong> </strong>della Procura

da Milano

«Non ho mai fatto pressioni, le eventuali irregolarità non sono dipese da me». È il giorno del notaio. Francesco Paolo Pipitone, proprietario della clinica, è davanti al gip. Un’ora di interrogatorio per negare ogni addebito. Non è lui il «grande vecchio» del «protocollo» Santa Rita, né ha mai adottato altri criteri nella scelta del personale medico «se non quello della professionalità». Lui, spiega faceva «soltanto l’amministratore». Ma, in effetti, è proprio di truffa al sistema sanitario nazionale che viene accusato.
«Francesco Pipitone - conferma il suo legale, l’avvocato Enzo Brienza - ha spiegato al giudice che lui faceva l’amministratore, non andava nei reparti a contare i morti, non si occupava della pratiche di rimborso dalla Regione». Insomma, «si è chiamato fuori da ogni addebito». Dunque, il notaio - agli arresti domiciliari da lunedì scorso - «non ha mai dato alcuna autorizzazione a commettere illeciti». Ovvero, non avrebbe mai fatto pressioni affinché la direzione sanitaria della casa di cura utilizzasse i Drg come strumento per ottenere rimborsi gonfiati dalla Regione. «Ha gestito la sua azienda per finalità lecite - prosegue il legale - e se in questo meccanismo si è inserito qualcuno che ha agito per finalità illecite, ne pagherà le conseguenze».
E a riprova della sua buona volontà, Brienza ricorda come nel settembre 2007 - a poche settimane dai primi accertamenti della Asl sulla clinica - Pipitone abbia deciso di licenziare il primario di chirurgia toracica, Pier Paolo Brega Massone, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Lo stesso che nel 2005, anno in cui il reparto di chirurgia assieme a quello di neurochirurgia entra nel sistema di convenzione pubblica, moltiplica i ricoveri del 49 per cento. Con conseguente aumento dei ricavi. Le indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, inoltre, hanno evidenziato come nel 2005 «a fronte dei 19 posti letto accreditati per l’attività riabilitativa, corrispondenti a un massimale di 6mila e 935 giornate di degenza, sono state rendicontate per il rimborso da parte 24mila 727 giornate, con un’eccedenza di ben 17mila 792 giornate». Dunque, secondo gli inquirenti, Pipitone non solo sarebbe stato a conoscenza di una situazione anomala, ma l’avrebbe promossa.
Infine ieri, con Paolo Regolo (responsabile d’équipe dell’unità operativa di neurologia), e Giancarlo Merlano (ex direttore sanitario della clinica), Augusto Vercesi e Maria Pia Pedesini, (entrambi responsabili dell’unità operativa di Urologia), e Giorgio Raponi (responsabile d’équipe dell’unità operativa di otorinolaringoiatria) si è concluso il giro degli interrogatori di garanzia davanti al gip Micaela Curami. E, ancora una volta, i medici hanno respinto le accuse e «scaricato» le responsabilità sulla direzione sanitaria della Santa Rita. In Procura, nelle stesse ore, è stato sentito per la seconda volta in due giorni Giuseppe Sala, primario anestesista della clinica milanese. Quattro ore di faccia a faccia con i pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano (e anche in questo caso, il verbale è stato secretato) per ricostruire il «metodo» della presunta truffa al sistema sanitario nazionale e individuare eventuali nuove responsabilità nella catena degli illeciti.